NE PARLIAMO CON DAVIDE FAROLINI, DI NUOVO IN CAMPO
Ora è ufficiale, le semifinali
per lo scudetto del rugby 2023 tra Valorugby e Petrarca Padova si giocheranno
in andata il 7 maggio al Mirabello, con ritorno sette giorni più tardi a
Padova; scontri entrambi preceduti di un giorno da quelli tra Colorno e Rovigo,
le altre due semifinaliste.
Per queste nuove sfide il Valorugby potrà contare, finalmente, anche su Davide ”Dado” Farolini, rientrato in formazione due settimane fa dopo uno stop forzato di quasi sei mesi.
Con l’uomo simbolo di questo
Valorugby, (questa stagione, se si esclude la parentesi di un “anno sabbatico”
a Rovigo, sarà la sua decima consecutiva in maglia rossonera) facciamo il punto
della situazione.
“Dado”, innanzitutto come hai
passato i sei mesi di forzata lontananza dal campo?
Sinceramente sono stati mesi
“tosti”. Perché dopo l’operazione alla spalla e un breve periodo di riposo, ho
subito ripreso la riabilitazione, che ha significato lavorare duro e, almeno
all’inizio, con sofferenza. Poi c’è stato un ulteriore aspetto di patimento che
non avevo messo in conto: il continuare a essere a contatto coi miei compagni,
negli allenamenti, ma al dunque essere loro in campo e io in tribuna. E qui ho
scoperto quanto possa essere tremenda la vita del tifoso, costretto a
partecipare emotivamente all’azione di gioco, ma senza poi poter essere
concretamente d’alcun aiuto. Finalmente tutto questo è finito e negli ultimi
due turni di campionato ho potuto essere di nuovo al fianco dei miei compagni
rossoneri.
A questo punto ritieni di essere
tornato al 100 % delle tue capacità?
Le due partite alle quali ho
potuto partecipare hanno sgrezzato quella patina di ruggine che,
inevitabilmente, tende a ricoprirti lontano dall’azione. Sarei quindi bugiardo
a dire che sono già al top; ma, giorno dopo giorno, va sempre meglio e
soprattutto sto velocemente scordando il travaglio dell’operazione e sto
ritrovando la condizione mentale del giocatore.
Per la quarta stagione
consecutiva siete approdati alle semifinali scudetto. Nelle precedenti
occasioni il bel sogno si fermò però qui. Su quali basi possiamo invece contare
perché quest’anno il sogno possa invece continuare?
Diciamo che le esperienze
precedenti ci hanno aiutato a essere più forti e soprattutto consapevoli che
possiamo davvero giocarcela con chiunque. È vero che nelle occasioni passate
siamo stati eliminati, ma questo è accaduto dopo un primo incontro in casa non
all’altezza delle nostre possibilità, probabilmente per eccesso di “carica”.
Poi, è accaduto sia due anni fa con Padova che l’anno scorso con Rovigo, che,
liberi mentalmente dal non aver più nulla da perdere, siamo poi stati capaci di
mettere in difficoltà i nostri avversari, arrivando addirittura vicini al
ribaltone a pochi minuti dal termine. La lezione che abbiamo dovuto apprendere
ci dice dunque che dovremo partire subito forte, costruendo in casa quel
gruzzolo di punti da poter poi fare valere sulla bilancia al ritorno.
Ritrovate dunque, a un mese
esatto dalla finale di Coppa Italia, il Petrarca Padova. C’è soggezione
psicologica?
Per niente; anzi quella sconfitta,
così brutale nel suo concretizzarsi negli ultimi minuti di gioco, dopo che per
tre quarti di gara ci eravamo illusi di poter tornare a Reggio con la Coppa, ci
ha insegnato che possiamo davvero giocare alla pari con tutti, magari facendo
tesoro degli errori commessi.




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