La Serie A Élite, con
il suo livello di intensità e frequenza dei contatti, richiede un lavoro
atletico sempre più mirato e individualizzato sugli atleti. Ne abbiamo parlato con Jacopo Forza,
Responsabile della Preparazione Atletica della FEMI-CZ Rugby Rovigo Delta.
Laureato in Science in Strength & Conditioning, con un Master in Posturologia e Performance Analysis, Jacopo Forza ha un background importante con la Nazionale Italiana di Pesistica, il Centro Federale di Pordenone e il Valsugana Rugby, oltre all'attività di docenza universitaria a Verona.
Con lui, percorriamo
le tappe della preseason, cominciata il 27 luglio e che durerà fino al debutto
stagionale: obiettivi, test individuali, gestione degli infortuni e le
specificità che ogni ruolo in campo richiede alla preparazione fisica.
Quali sono gli
obiettivi fisici prioritari della preseason e come vengono adattati al livello
degli atleti?
“A questo livello gli
obiettivi sono necessariamente individualizzati.
Con i giocatori più giovani lavoriamo maggiormente sulla costruzione muscolare,
atletica e tecnico-coordinativa; con quelli più esperti l’attenzione si sposta
sull’ottimizzazione della prestazione e sulla capacità di tollerare i carichi,
con interventi mirati sui distretti maggiormente sollecitati. Dopo una
off-season di costruzione, la pre-season orienta progressivamente il lavoro
verso le esigenze della gara, sviluppando forza e potenza in palestra e
velocità, accelerazione e condizionamento specifico in campo”.
Quanto dura la preseason e come viene suddivisa?
“La nostra preseason
inizia il 27 luglio e si conclude con la prima partita ufficiale. Nel percorso,
le amichevoli rappresentano tappe importanti per valutare la condizione fisica,
l’organizzazione della squadra e la coesione del gruppo.
Nella prima
fase prevalgono il condizionamento generale, la ricostruzione delle
qualità fisiche di base e la reintroduzione graduale del contatto. Successivamente, aumentano la specificità e
l’intensità, integrando sempre di più il lavoro fisico con quello
tecnico-tattico, fino ad avvicinarci progressivamente alle richieste della
competizione.
L’obiettivo non è riprodurre subito la partita, ma costruire basi solide che consentano poi ai giocatori di sostenerne efficacemente intensità e ritmo”.
Quali test effettuate all’inizio della preseason e quali parametri
considerate più significativi?
“Manteniamo una batteria di test standardizzati negli ultimi anni per confrontare i risultati con lo storico individuale e con le stagioni precedenti, monitorando così l’evoluzione di ogni atleta. Grazie al GPS, velocità, accelerazioni e decelerazioni vengono osservate durante il normale processo di allenamento, senza doverle necessariamente concentrare in un’unica giornata di test. A queste valutazioni affianchiamo una prova sviluppata internamente per analizzare una componente di resistenza specifica del rugby. Il dato più importante non è però il valore isolato, ma la sua evoluzione nel tempo e il confronto con il profilo storico del singolo giocatore”.
Cosa cambia
nella preparazione fisica per affrontare la Serie A Élite?
“Il livello e la frequenza dei contatti
richiedono strutture capaci di produrre forza, ma soprattutto di assorbire e
tollerare gli impatti. Per questo forza, sviluppo muscolare e
stabilità del tronco rappresentano componenti importanti della preparazione.
Dal punto di
vista metabolico non è sufficiente parlare genericamente di resistenza: il
rugby richiede la capacità di ripetere azioni ad alta intensità mantenendo
qualità di movimento ed efficacia tecnica.
Il percorso consiste quindi nel costruire velocità, accelerazione e qualità esecutiva, per poi aumentare progressivamente la capacità di ripeterle e sostenerle sotto fatica e all’interno delle situazioni specifiche del gioco”.
Quali sono gli
infortuni più ricorrenti in preseason e come cercate di prevenirli?
“A livello muscolare
prestiamo particolare attenzione ai distretti maggiormente sollecitati, esponendoli
progressivamente ai diversi stimoli ed evitando incrementi troppo rapidi del
carico.
Anche il contatto
viene reintrodotto gradualmente, partendo da esercitazioni tecniche a basso
impatto e arrivando solo successivamente a situazioni più intense e
realistiche. In quest’area il contributo di Joe è fondamentale per coniugare
apprendimento tecnico, efficacia e sicurezza”.
Quando
considerate il gruppo pronto per passare dalla preseason al ritmo partita?
“Il calendario di
questa stagione ci permette di distinguere due fasi: vogliamo arrivare pronti
al primo impegno ufficiale, utilizzando poi le settimane di Coppa per
completare l’adattamento e ottimizzare ulteriormente la condizione in vista del
campionato.
La preparazione, infatti, non si conclude con la preseason, ma continua a evolversi durante tutta la stagione, diventando progressivamente più completa e specifica”.
Quanto conta il ruolo
del giocatore nel determinare il tipo di preparazione?
“Il ruolo è un
elemento essenziale, perché ogni
posizione presenta richieste specifiche in termini di corsa,
accelerazioni, contatti e produzione di forza. Altrettanto importanti, però,
sono le caratteristiche individuali del giocatore, che non sempre coincidono
perfettamente con il profilo medio del ruolo.
Soprattutto nella
prima fase della preseason, l’individualizzazione riguarda quindi la
quantificazione dei carichi: volumi di corsa, volume e intensità del lavoro in
palestra e gestione del warm-up. Quest’ultimo viene adattato anche per
rispettare le modalità e i tempi con cui ogni atleta raggiunge il proprio
livello ottimale di attivazione. Successivamente, la preparazione diventa
progressivamente più specifica rispetto alle richieste del ruolo e del modello
di gioco”.



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