2026/08/01

RUGBYTOTALE & SOCIALE -INTERVISTA/ "Costruire per resistere": dentro la preseason di Rovigo con Jacopo Forza

La Serie A Élite, con il suo livello di intensità e frequenza dei contatti, richiede un lavoro atletico sempre più mirato e individualizzato sugli atleti. Ne abbiamo parlato con Jacopo Forza, Responsabile della Preparazione Atletica della FEMI-CZ Rugby Rovigo Delta.

Laureato in Science in Strength & Conditioning, con un Master in Posturologia e Performance Analysis, Jacopo Forza ha un background importante con la Nazionale Italiana di Pesistica, il Centro Federale di Pordenone e il Valsugana Rugby, oltre all'attività di docenza universitaria a Verona.

Con lui, percorriamo le tappe della preseason, cominciata il 27 luglio e che durerà fino al debutto stagionale: obiettivi, test individuali, gestione degli infortuni e le specificità che ogni ruolo in campo richiede alla preparazione fisica.

Quali sono gli obiettivi fisici prioritari della preseason e come vengono adattati al livello degli atleti?

“A questo livello gli obiettivi sono necessariamente individualizzati. Con i giocatori più giovani lavoriamo maggiormente sulla costruzione muscolare, atletica e tecnico-coordinativa; con quelli più esperti l’attenzione si sposta sull’ottimizzazione della prestazione e sulla capacità di tollerare i carichi, con interventi mirati sui distretti maggiormente sollecitati. Dopo una off-season di costruzione, la pre-season orienta progressivamente il lavoro verso le esigenze della gara, sviluppando forza e potenza in palestra e velocità, accelerazione e condizionamento specifico in campo”.

 Quanto dura la preseason e come viene suddivisa?

“La nostra preseason inizia il 27 luglio e si conclude con la prima partita ufficiale. Nel percorso, le amichevoli rappresentano tappe importanti per valutare la condizione fisica, l’organizzazione della squadra e la coesione del gruppo.

Nella prima fase prevalgono il condizionamento generale, la ricostruzione delle qualità fisiche di base e la reintroduzione graduale del contatto. Successivamente, aumentano la specificità e l’intensità, integrando sempre di più il lavoro fisico con quello tecnico-tattico, fino ad avvicinarci progressivamente alle richieste della competizione.

L’obiettivo non è riprodurre subito la partita, ma costruire basi solide che consentano poi ai giocatori di sostenerne efficacemente intensità e ritmo”.

Quali test effettuate all’inizio della preseason e quali parametri considerate più significativi?

“Manteniamo una batteria di test standardizzati negli ultimi anni per confrontare i risultati con lo storico individuale e con le stagioni precedenti, monitorando così l’evoluzione di ogni atleta. Grazie al GPS, velocità, accelerazioni e decelerazioni vengono osservate durante il normale processo di allenamento, senza doverle necessariamente concentrare in un’unica giornata di test. A queste valutazioni affianchiamo una prova sviluppata internamente per analizzare una componente di resistenza specifica del rugby. Il dato più importante non è però il valore isolato, ma la sua evoluzione nel tempo e il confronto con il profilo storico del singolo giocatore”.

Cosa cambia nella preparazione fisica per affrontare la Serie A Élite?

Il livello e la frequenza dei contatti richiedono strutture capaci di produrre forza, ma soprattutto di assorbire e tollerare gli impatti. Per questo forza, sviluppo muscolare e stabilità del tronco rappresentano componenti importanti della preparazione.

Dal punto di vista metabolico non è sufficiente parlare genericamente di resistenza: il rugby richiede la capacità di ripetere azioni ad alta intensità mantenendo qualità di movimento ed efficacia tecnica.

Il percorso consiste quindi nel costruire velocità, accelerazione e qualità esecutiva, per poi aumentare progressivamente la capacità di ripeterle e sostenerle sotto fatica e all’interno delle situazioni specifiche del gioco”.

Quali sono gli infortuni più ricorrenti in preseason e come cercate di prevenirli?

“A livello muscolare prestiamo particolare attenzione ai distretti maggiormente sollecitati, esponendoli progressivamente ai diversi stimoli ed evitando incrementi troppo rapidi del carico.

Anche il contatto viene reintrodotto gradualmente, partendo da esercitazioni tecniche a basso impatto e arrivando solo successivamente a situazioni più intense e realistiche. In quest’area il contributo di Joe è fondamentale per coniugare apprendimento tecnico, efficacia e sicurezza”.

Quando considerate il gruppo pronto per passare dalla preseason al ritmo partita?

“Il calendario di questa stagione ci permette di distinguere due fasi: vogliamo arrivare pronti al primo impegno ufficiale, utilizzando poi le settimane di Coppa per completare l’adattamento e ottimizzare ulteriormente la condizione in vista del campionato.

La preparazione, infatti, non si conclude con la preseason, ma continua a evolversi durante tutta la stagione, diventando progressivamente più completa e specifica”.

Quanto conta il ruolo del giocatore nel determinare il tipo di preparazione?

“Il ruolo è un elemento essenziale, perché ogni posizione presenta richieste specifiche in termini di corsa, accelerazioni, contatti e produzione di forza. Altrettanto importanti, però, sono le caratteristiche individuali del giocatore, che non sempre coincidono perfettamente con il profilo medio del ruolo.

Soprattutto nella prima fase della preseason, l’individualizzazione riguarda quindi la quantificazione dei carichi: volumi di corsa, volume e intensità del lavoro in palestra e gestione del warm-up. Quest’ultimo viene adattato anche per rispettare le modalità e i tempi con cui ogni atleta raggiunge il proprio livello ottimale di attivazione. Successivamente, la preparazione diventa progressivamente più specifica rispetto alle richieste del ruolo e del modello di gioco”.

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