2026/08/23

RUGBY SERIE A1/ I nostri 3 giovani gioielli tornano a casa

 

Yan Badagnani, Inza Dene e Tommaso Roda (ordine alfabetico), dopo una brillantissima formazione nelle strutture federali e varie esperienze al più alto livello (convocazioni per le selezioni nazionali), per questa stagione faranno parte a tutti gli effetti della rosa biancorossa. L’energia, la freschezza, la vitalità ed il bagaglio tecnico che porteranno in dote al Piacenza rugby, saranno un valore aggiunto di enorme importanza per la squadra di coach Forte. Si alza di parecchio anche il livello di piacentinità della formazione, che seguendo una strategia societaria ben precisa, cerca di radicarsi sempre di più al territorio, valorizzando i giocatori provenienti dal vivaio di casa. Una sinergia di intenti che si annuncia e si auspica proficua e produttiva sia per i giovani e talentuosi rugbysti, che avranno la possibilità di usare il campionato di serie A1 come vetrina dove farsi conoscere e poter fare un ulteriore gradino verso il rugby  professionistico, sia per la squadra che vede grazie a loro, crescere di molto il proprio livello qualitativo. Ragazzi dalla mentalità vincente e con margini di ulteriore crescita davvero importanti, inseriti in una struttura tecnica che ha il dovere e l’onore di potersi mettere alla prova in questo importante compito. Erano ragazzini molto promettenti quando hanno lasciato le nostre giovanili, sono giovani uomini pronti tecnicamente a performare su palcoscenici di alto livello.

Inza Dene, 20 anni, si avvicina a questo sport da subito nel Piacenza rugby, quando ancora frequentava le scuole elementari, accogliendo l’invito di un amico a provare il nostro sport. Nella nostra società percorre tutte le tappe delle diverse giovanili fino al 2023 quando viene selezionato per l’accademia di Milano. Grazie alla quale viene convocato dalla nazionale fino all’U20 ed in seguito anche dalla nazionale “seven”, dove questa estate ha potuto mettere in mostra le sue straordinarie doti fisiche e atletiche,  riuscendo a conquistare la finale con Francia, pur se finita con esito per noi sfavorevole. 

Ciao Inza, quanto sei contento e quali sono le tue emozioni nel poter tornare ad indossare la maglia biancorossa?
Sono contento, davvero contento di poter tornare biancorosso e le emozioni sono fortissime, specialmente dopo aver potuto avere tutte le esperienze rugbistiche di questi ultimi anni. I 3 anni di accademia penso che mi abbiano fatto crescere molto come giocatore.

La serie A1 che disputerai in questa stagione, dovrebbe essere un buon trampolino di lancio per una tua crescita.
Ne sono convinto, sarà molto impegnativa, ma allo stesso tempo ci sarà la possibilità di confrontarsi ad alto livello.

Raccontami un po delle tue esperienze al seven
Il seven è tosto, molto tosto! Sono 14 minuti senza respirare, dove si deve correre a tutto campo senza mai potersi concedere un istante di pausa. La difesa è la cosa più impegnativa, perché coprire tutto lo spazio richiede uno sforzo mostruoso. Partendo dal rugby a 15 ho avuto bisogno di un minimo di tempo per interiorizzare la tecnica richiesta in questo tipo di gioco. Lo staff tecnico mi ha aiutato moltissimo per poter alzare il mio livello di gioco e rendere migliore ogni mio movimento sul campo. Rispetto al rugby a 15, in quello a 7 hai molto più tempo per decidere cosa sia meglio fare in quell’istante. Fondamentale è il non isolarsi mai, cercare sempre il sostegno di qualche tuo compagno. Se ti accorgi di essere isolato diventa imperativo riuscire a rimanere in piedi, o piuttosto tornare indietro a cercare spazio e compagni.

A te come giocatore, piace di più il rugby a 7 o quello a 15?
A 15, tutta la vita a 15! Ma non nascondo la speranza di poter provare il seven anche con la nazionale maggiore, intanto ci siamo qualificati per le finali a Dubai di metà novembre, dove cercheremo di performare al massimo livello.

Aspettative per quest’anno?
Essendo una squadra neopromossa, il primo obiettivo è riuscire a conquistare una buona salvezza e a riguardo sono molto fiducioso. Vorrei poter giocare il più possibile e fare sempre del mio meglio.

Voi giovani ritornati all’ovile state trasformando una delle caratteristiche principali del pacchetto biancorosso, famoso per essere potentissimo nelle fasi statiche del gioco, ma non troppo mobile in quelle dinamiche
Sto cercando di crescere come potenza fisica senza perdere la mia velocità e la mia coordinazione. In accademia mi hanno anche fatto provare a giocare all’ala, non mi è dispiaciuto e penso anche di aver fatto abbastanza bene, anche se trovarmi sempre al centro della lotta giocando in terza linea, mi piace di più.

Senza nasconderti troppo, le tue speranze per il futuro, quali sono?
Mi piacerebbe riuscire a giocare in “élite” e perché no, magari provare un’esperienza all’estero. Sono consapevole che per quel livello devo mettere peso e questo per me è difficile, anche se per ora pur con il mio fisico non mi sono mai trovato in difficoltà nemmeno di fronte a giocatori molto più pesanti di me.

Noi siamo più felici di te di riaverti qui a Piacenza e poterti vedere crescere sempre di più.


Yan Badagnani, 20 anni, cresce nel Gossolengo dove entra in contatto con questo sport quando aveva 10 anni e li cresce fino a 18 anni, quando viene selezionato dal centro di formazione di Milano dopo alcuni raduni ASA. Nel secondo anno di formazione gli viene concessa la possibilità di competere nel campionato U18 élite con la squadra di Parma. Definirlo rugbysticamente eclettico sta stretto, dopo aver iniziato come ¾ ala o estremo, e’ passato in mischia come terza linea e solo ultimamente spostato al ruolo di pilone. Posizione che richiede più delle altre, un bagaglio di esperienza davvero importante per poter competere al massimo livello. Per cui i suoi margini di miglioramento, sono praticamente infiniti, anche se già non arretra di fronte a nessuno.

Ciao Yan, avevamo bisogno di forze fresche in prima linea, ma raccontami raccontami delle tue esperienze nella linea arretrata in giovanile
Praticamente ho ricoperto tutti i ruoli che esistono nei ¾. Ho iniziato come ala, poi estremo e ho fatto anche alcune partite da centro. Unico ruolo dove al limite me la potrei sentire di giocare anche oggi come sfondatore.

E avere un super giocatore come Andrea Lovotti come esempio ravvicinato?
Davvero tanta roba! E’ stato determinante nelle valutazioni che ho fatto riguardo la mia scelta della squadra per questa stagione. Potrebbe insegnarmi tantissimo come giocatore e come uomo. Le nostre esigenze si incontrano alla perfezione, la sua di poter avere un minutaggio un po minore e la mia di averlo un po maggiore. Siamo entrambi piloni sinistri, infatti faccio sempre da suo sostituto.

Yan fuori dal rugby in che cosa si sta impegnando?
In questo momento sto facendo la campagna del pomodoro, ma è un lavoro stagionale. Sono iscritto a scienze motorie dove spero di riuscire a superare un momento di crisi che sto vivendo. La mia scelta era caduta su quella facoltà, proprio perché mi potrebbe consentire di rimanere nel mondo del rugby anche con altri ruoli. Ce la metterò tutta per proseguire. E mi sto allenando con il massimo impegno, anche a stagione non ancora iniziata.

Aspettative per questa stagione?
Sarà una stagione molto impegnativa, perché il livello di alcune squadre è davvero molto alto, mi aspetto di riuscire ad avere un buon minutaggio e concludere la stagione senza intoppi di carattere fisico.

Già nella scorsa stagione la tua potenza fisica ha impressionato
Mi fa piacere sia emerso quello che dici, la vita del pilone è sempre molto dura. A me piace tantissimo, ho ancora tutto da imparare in questo ruolo e mi impegno sempre al massimo.

Sarai una delle pedine che trasformerà la caratteristica fondamentale del nostro pacchetto, da sempre famoso per il suo gioco statico, certamente molto meno per quello dinamico.
Se riuscirò a convincere l’allenatore di avere le qualità e le caratteristiche necessarie a questo, ne sarò molto felice. Già nelle mie partite giocate nello scorso campionato, penso di aver fatto un cambiamento importante nelle mie capacità di gioco. Ho davanti a me i migliori esempi possibili. Oltre ad Andrea, ho Maradona (Alberti) e nello staff c’è Hogan (Berzieri). Mi sono buttato in questo nuovo ruolo, che mi piace di più ad ogni partita. Sono passato dal giocare mischie con solo un accenno di spinta, a giocare contro a giocatori con il doppio della mia età ed un’esperienza non confrontabile con la mia, che era assente. Devo al Piacenza rugby la mia crescita in questo ruolo e tutti i miglioramenti dei quali oggi posso godere. Ritornato in accademia mi hanno giovato tantissimo tutte le cose che a Piacenza mi hanno insegnato.

Quindi una stagione che possa mettere in evidenza una tua crescita importante tra la prima e l’ultima giornata
Si, come obiettivi individuali quelli vanno benissimo. Come squadra, riuscire a giocare alla pari di tutte le altre formazioni, pur essendo consapevoli della difficoltà di riuscire a replicare una stagione come quella scorsa. Combattere in ogni partita e non mollare mai.

Sogniamo, dopo Piacenza?
Dopo Piacenza mi piacerebbe provare una squadra di “élite” per provare a vedere se riesco a performare in un ambito professionistico, ma subentrano troppe variabili a riguardo, meglio rimanere concentrati e carichi a molla per questa stagione.

Che tu possa spingere avanti, sempre più avanti la squadra biancorossa.


Tommaso Roda, anche lui del 2006, ha un percorso di crescita totalmente in biancorosso, dal minirugby, fino alla prima squadra in serie A2. E’ il più giovane di una famiglia biancorossa dalla radice, suo padre Edmondo è il responsabile del settore minirugby del Piacenza rugby e suo fratello Lorenzo, milita stabilmente in prima squadra. Al di fuori della nostra società, ha potuto frequentare l’accademia e grazie ad essa, accedere alle nazionali U18, U19 e U20, con diverse convocazioni e la partecipazione ad un 6 nazioni e alla preparazione del mondiale 2026 in Georgia.

Sei nato e cresciuto a Piacenza, ora che dopo una corposa serie di esperienze di altissimo livello ritorni nel tuo club di appartenenza, quali sono le tue emozioni più profonde?
E’ un’emozione unica, difficile da descrivere, poter tornare dopo 3 anni nel proprio club è bellissimo. Il Piacenza rugby è sempre stata la mia priorità, è stupendo!

Quanto hanno influito papà e fratello nella tua decisione?
Semplicemente, non hanno influito. Con mio fratello abbiamo parlato pochissimo di questo, mio padre mi ha detto che la scelta era mia e la dovevo prendere io, lui non voleva responsabilità a riguardo delle mie decisioni. La scelta di tornare è stata tutta e solo mia.

Con quali aspettative reali ti appresti ad iniziare il tuo nuovo percorso? Claudio (coach) lo conosci bene, l’ambiente anche, con i tuoi compagni di squadra in qualche occasione ci hai già giocato.
Mi aspetto un campionato diverso da quello della scorsa stagione, con un livello tecnico e fisico nettamente superiore, con squadre sulla carta molto forti da incontrare trasferte più impegnative da affrontare.  Secondo me anche noi saremo una squadra forte, abbiamo un giusto mix tra giovani dinamici vogliosi di mettersi in luce e giocatori con un bagaglio enorme di esperienze, anche ai livelli più alti. Possiamo potenzialmente fare un campionato molto bello, dove ad ogni partita potremo fare sempre di più e sempre meglio.

La concorrenza interna con Simone Cornelli, appena arrivato a dar man forte alla linea arretrata biancorossa, sarà una competizione o uno stimolo?
Io cercherò di prendere il più possibile da lui, perché Simone è fortissimo da ogni punto di vista. Spero mi possa fare da maestro e di apprendere il massimo da lui.

Voi 3 giovani ex federali (Inza e Badagnani), avete fatto tutti lo stesso percorso?
Sì, abbiamo fatto tutti i primi 2 anni a Milano e poi l’ultimo a Parma

Non per mettere il dito nella piaga, ma quanto ti è dispiaciuto e pesato, non essere stato selezionato per disputare i mondiali in Georgia questa estate?
Sicuramente ero molto dispiaciuto, ci speravo e ci avrei tenuto moltissimo a poter giocare il mondiale in Georgia, ma le scelte le fa l’allenatore e io non le metto e non le metterò mai in discussione. Io più di dare in campo e ad ogni allenamento sempre il mio massimo non posso fare. Ho sempre cercato di dimostrare tutto quello che ero in grado di fare. Sono sereno proprio perché ho la certezza di avere sempre fatto del mio meglio.

Altra domanda scomoda, ambizioni per poter rimanere nell’ambito della nazionale, ora quella maggiore?
L’unica speranza di una convocazione in nazionale maggiore è nel poter disputare un campionato almeno di élite, o addirittura in una franchigia. Le scelte vengono fatte tra quei giocatori.

Fuori dall’ambito del rugby, cosa stai combinando? Studi, hai progetti professionali da costruire…
In questo momento fuori dal rugby sono in pausa. Vorrei cercare di conseguire il diploma di maturità, magari on line, dell’indirizzo alberghiero che avevo scelto. Il mio percorso scolastico si era interrotto con la mia entrata in accademia. Vorrei sfruttare il fatto che sono a casa e dovrei riuscire a trovare il tempo anche per studiare. Ci proverò, sicuramente ci proverò.

Corri Tommy, che la tua velocità ti porti a raggiungere tutti i traguardi che ti metterai.  

(Paolo Fernandi)

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