Campione
d’Italia nel 2000, allenatore della promozione dalla Serie C alla B, torna
come responsabile nel settore giovanile.
Stefano Fortunato di nuovo con la Rugby Roma in campo come allenatore
La prima volta a 9 anni, quando per la prima volta è entrato alla Rugby Roma. La seconda da allenatore a
cavallo tra fallimento e rinascita, prima come assistente in prima squadra poi
al timone di quella rinata e promossa dalla Serie C alla B.
La terza oggi, quando Stefano
Fortunato torna a vestire il bianconeroverde con l’incarico di
responsabile dell’Under 18.
Dal Tre Fontane a Tor Pagnotta, da bambino a
adulto, ma sempre con questi colori nel cuore, sempre presente a bordo campo
anche come tifoso. Il club gli affida una responsabilità non da poco, visto che
l’intenzione è quella di fare del gruppone della 18 il vero e proprio serbatoio
per il presente e il futuro. “Non ho avuto dubbi quando me l’hanno proposto,
è un progetto molto interessante, ci sono numeri e sostanza per lavorare bene e
far crescere i ragazzi”, dice Fortunato.
La sua è una militanza di quelle che pesano, dai titoli in campo con le giovanili all’accoppiata Coppa Italia–scudetto del 1999 e 2000. Proprio in quegli anni, l’allora mediano di mischia, ha conosciuto l’allenatore che ha costruito le premesse per il suo futuro da tecnico. “Io alla Rugby Roma – ricorda Fortunato – entrai per caso, ero andato al Tre Fontane con papà per vedere la Roma ma di calcio… Ho iniziato con Pino Lusi, ma la svolta per me c’è stata con l’arrivo di Gilbert Doucet. Una vera e propria figura di riferimento, grintoso, determinato, competente: ha cambiato la nostra mentalità.
Ha completato la mia formazione, colmando le lacune, mi ha messo sotto per crescere anche nel gioco al piede. Più che altro con lui ho compiuto uno scatto nella testa, lui era venuto a Roma per vincere e ci ha trasmesso questa mentalità”. E’ stato però poi alla Capitolina che Fortunato ha chiuso il capitolo da giocatore per iniziare quello di tecnico: “Io volevo giocare fino a che mi avessero retto le gambe, fu poi Daniele Pacini a dirmi di restare con i tecnici. In verità me lo aveva già detto proprio Lusi, ma io non ci credevo, pensavo solo a giocare: il ruolo aiuta, hai una visione completa del gioco e di tutti i reparti, quindi quando mi sono calato nei panni dell’allenatore ho attinto dal mio vissuto e dai vari insegnamenti che avevo ricevuto. Diciamo che gli altri avevano visto un potenziale che io non vedevo”.
Poi la Rugby Roma fallisce, rinasce e arriva la chiamata. “Fabrizio Pollak, Silvio Tarroni e Carlo Casagrande mi dissero
che c’era da ricominciare da zero, ma zero veramente: non c’era nessuno”,
sorride Fortunato. “Abbiamo richiamato vari giocatori sparsi in giro per
altri club e abbiamo iniziato a ricostruire innanzi tutto un gruppo. Le pizze
da Ciro hanno contribuito e venne fuori una bella squadra. Protagonisti
della promozione in B
anche tre ragazzi che sono ancora qui in campo: Francesco Ralaimaroavomanana, Valerio Digitale e Fabrizio
Marra. E da quella squadra, dall’anno seguente abbiamo iniziato a
formare quel gruppo che è oggi alla base di questo club”. Oggi, quindi,
ecco il Fortunato III: si vincerà come Rocky? “L’obiettivo è chiaro e
definito: l’Under 18 deve andare a giocare in Elite. E restarci. Per la Rugby Roma è fondamentale avere dei
giovani che giocano al massimo livello. La prima cosa da fare sarà
responsabilizzarli, dar loro un obiettivo comune. Devono essere consapevoli che
questo mese di lavoro è finalizzato al raggiungimento del primo obiettivo”.
L’Under 18 dovrà infatti affrontare dal 28 settembre i barrage per l’ingresso nel campionato
nazionale Elite: dal 29 al 31 la squadra (saranno in 42) andrà a Ovindoli per un piccolo
collegiale, venerdì 19 il gruppo si dividerà in due per un’amichevole con
le Fiamme Oro e un
torneo a Civitacastellana.
“Siamo intanti e ci sono diversi ragazzi nuovi, quindi il primo passo sarà
conoscerci meglio”, dice Fortunato. “I risultati si otterrano con
il lavoro, la dedizione, la serietà, il comportamento in campo e fuori. E con
la determinazione, la volontà di dare sempre il massimo. In più alla Rugby Roma
abbiamo una tradizione enorme, dobbiamo trasmetterla ai ragazzi facendogli
vivere il club, facendoli parlare con chi ha scritto la nostra storia”.
Stefano Fortunato dirige il suo primo allenamento dell'Under 18
Un pregio e un difetto del Fortunato allenatore? “Riesco a trasmettere
ai ragazzi nel modo corretto sia le informazioni tecniche che le sensazioni. Un
difetto? Magari in campo sono molto duro, ma poi fuori sarò sempre il primo a
scherzare. Di certo c’è che quando si lavora voglio vedere sempre il massimo
dell’impegno”.






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