Rugby Livorno 1931 - Olbia Rugby 1982 17/24
Un’ora prima del fischio d’inizio, il coach
delle api olbiesi, Mirko Luciano, raduna la squadra sul campo per il rituale
del riscaldamento pre-gara. Il cielo, grigio e minaccioso, incombe sopra il
terreno di gioco, mentre la temperatura si aggira intorno ai dieci gradi,
pungente quanto basta. Un leggero vento di tramontana soffia tra gli spalti,
portando con sé l’odore dell’erba e l’elettricità dell’attesa.
Gli avversari, in maglia blu elettrico e
pantaloncini bianchi, si muovono già sul prato, concentrati e silenziosi. Due
schiere opposte, ognuna pronta a scrivere la propria storia.
Mischia su un lato, tre quarti a dominare
l’intera metà campo. Si provano giocate singole e azioni corali, con la
precisione di un’orchestra che accorda i suoi strumenti prima del concerto. La
concentrazione è palpabile, i nervi tesi come corde di violino, mentre l’attesa
del fischio dell’arbitro riempie l’aria di elettricità.
Le api vengono richiamate negli spogliatoi per
il rituale del riconoscimento, un breve momento di pausa prima del ritorno sul
campo. Quando rimettono piede sull’erba, ogni sguardo è rivolto alla battaglia
che sta per cominciare.
Finalmente tutto è pronto. Il campo tace per
un istante, poi il calcio d’inizio rompe il silenzio: sono gli olbiesi a dare
il via al gioco. La palla, recuperata dal Livorno, avvia il primo attacco, ma
l’azione viene immediatamente fermata. L’arbitro assegna una mischia ai padroni
di casa.
Le api, però, non ci stanno: la loro spinta è
feroce, travolgente, e mette subito in difficoltà la prima linea del Livorno. È
l’Olbia, così, a guadagnare terreno e passare in attacco. Velocità, forza e una
determinazione feroce sono gli ingredienti che portano le api a bucare la
difesa avversaria.
La meta è un capolavoro, seguita dalla
trasformazione impeccabile del capitano Gabriele Paone. Il pubblico di Livorno
resta interdetto, quasi incredulo davanti alla manovra chirurgica dei
giallo-neri, che hanno trasformato il primo affondo in un vantaggio netto.
La reazione dei padroni di casa non si fa
attendere: il contrattacco è rapido e deciso, ma le api oppongono resistenza
con tenacia. Ogni affondo dei livornesi viene placato, ogni errore sfruttato
dai giallo-neri per ribaltare il gioco e avanzare, metro dopo metro, nel
territorio avversario.
È da un recupero pulito e astuto che prende
forma la seconda meta dei galluresi. Una spinta poderosa, orchestrata con
precisione, porta un uomo di mischia oltre la linea di meta. Un’altra zampata
che conferma la superiorità fisica e mentale delle api sul campo.
Meta trasformata: il tabellone segna
quattordici a zero per gli ospiti. Le api sembrano inarrestabili, ma il Livorno
non si arrende, trascinato dall’incitamento del pubblico di casa, che non
smette di farsi sentire.
Un errore dei giallo-neri accende la scintilla
per i toscani. I tre quarti del Livorno si lanciano in un’azione fulminea,
trovano il varco nella difesa e, con un gioco ben orchestrato, riescono a
schiacciare la palla oltre la linea. Meta! Lo svantaggio si dimezza, e
l’entusiasmo del pubblico esplode, riaccendendo la partita.
Il risultato resta bloccato per un lungo
periodo, in un equilibrio di forze contrastanti. L’Olbia punta sulla potenza,
imponendosi nelle fasi statiche, mentre il Livorno sfrutta la velocità per
cercare spazi nella difesa avversaria. Il gioco, però, viene interrotto più
volte per consentire l’ingresso dei sanitari. Nulla di grave: solo botte,
contusioni e abrasioni, cicatrici momentanee di una battaglia intensa.
Le sostituzioni cominciano a spezzare il
ritmo, ma il punteggio sembra congelato, come se il destino avesse deciso di
prendersi una pausa. Poi, d’un tratto, accade qualcosa. Un’altra mischia vinta
dalle api: una spinta decisa, un trionfo di forza e tecnica. Il mediano di
mischia legge il momento, distribuisce la palla agli avanti, e con una serie di
giocate corali l’Olbia sfonda nuovamente.
Meta! Il tabellone segna diciannove a sette
per le api, e l’entusiasmo comincia a farsi sentire. Forse troppo. Gli olbiesi,
galvanizzati dal vantaggio, vivono un momento di rilassamento, una piccola
crepa nell’armatura.
Il Livorno, però, non è una squadra che si
arrende facilmente. Con determinazione e lucidità, i toscani approfittano
dell’occasione. Una serie di passaggi rapidi, un attacco ben orchestrato, ed
ecco che riescono a infilare la difesa giallo-nera. Meta! Il divario si
accorcia, e la partita si riaccende con nuova intensità.
Il coach chiama a rapporto la squadra,
radunandola a cerchio, i volti segnati dalla fatica e dalla tensione. La sua
voce taglia l’aria fredda del campo come un colpo deciso:
“Non possiamo permettere agli avversari di
recuperare. Questa partita è nostra, ma dobbiamo prendercela! Voglio grinta,
voglio cuore, voglio vedere le api ruggire!”
Le sue parole rimbombano nei cuori dei
giocatori, riaccendendo la determinazione. Il cerchio si scioglie, e le api
tornano in campo con lo sguardo di chi è pronto a lottare fino all’ultimo
minuto.
Le api tornano a pungere, e ancora una volta
sono gli avanti a lasciare il segno. Una nuova meta arriva a consolidare il
vantaggio, facendo schizzare il morale alle stelle. Il tabellone segna 24 a 12,
un risultato che sembra ormai mettere al sicuro la partita.
Sul finale, i padroni di casa trovano la forza
di accorciare le distanze con un’ultima meta, ma il tempo non è dalla loro
parte. Il fischio conclusivo sancisce la vittoria dell’Olbia Rugby: 24 a 17 sul
campo del Livorno.
“Il campionato è lungo,” dichiara con un sorriso soddisfatto, “ma vincere la prima fuori casa è qualcosa di straordinario.”




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