U10:
Raggruppamento Arnold Rugby
Commento a cura di Davide Panzieri
Questo
è il motto che si avvicina di più all’esperienza della Primavera Rugby sui
campi degli Arnold di domenica scorsa. In italiano si può tradurre con un “non
mollare mai”. Ed è stato così.
La
Primavera porta una squadra con due assenze: Riccardo Mancuso e Giorgio
Impastato. Quindi sono 10 i giocatori che affronteranno il raggruppamento.
Capitano Federico Iandiorio, vice capitano Giorgio Barchesi.
Le
squadre che compongono il girone insieme ai giallo-blu sono: Nuova Tor Tre
Teste Pol. Lazio e Rugby Nuova Tor Tre Teste.
In
questa fase del raggruppamento la Primavera segna molte mete ad entrambe le
squadre, finalizzando con quasi tutti i giocatori.
Sfruttando le doti personali nell’avanzamento hanno guadagnato metri su metri e alle spalle sempre uno o due giocatori pronti a ricevere la palla. Ci sono state, addirittura, azioni dove il pallone è stato toccato da tutti i giocatori.
L’obiettivo che era stato dato era di fare 1000 mete e così è stato.
Sfruttando le doti personali nell’avanzamento hanno guadagnato metri su metri e alle spalle sempre uno o due giocatori pronti a ricevere la palla. Ci sono state, addirittura, azioni dove il pallone è stato toccato da tutti i giocatori.
L’obiettivo che era stato dato era di fare 1000 mete e così è stato.
Lo
spareggio è stato giocato con la Pol. Lazio Rugby. Anche loro arrivati in cima
al proprio girone.
Si
inizia, calcia la Primavera sui bianco-azzurri e dopo 1-2 minuti è già meta per
la Lazio.
Si ritorna al centro del campo camminando, non è tranquillità è sconforto e incertezza sull’esito della partita.
Si ritorna al centro del campo camminando, non è tranquillità è sconforto e incertezza sull’esito della partita.
Si riparte e nonostante il possesso del pallone passi da una squadra all’altra,
la Primavera non riesce a imporre il proprio gioco. Il portatore del pallone è
isolato, poco avanzante ed egoista. Si mette male e la seconda meta della Lazio
non fa altro che accrescere il nervosismo.
Di nuovo il linguaggio del corpo non mente, tornano a centro campo guardandosi l’un l’altro per scrutare negli occhi la determinazione o la speranza di continuare a fare una partita come piace giocare a loro. La risposta che ricevono dai compagni è poco convincente.
Tempo un altro minuto ed è 3-0 per la Lazio.
Di nuovo il linguaggio del corpo non mente, tornano a centro campo guardandosi l’un l’altro per scrutare negli occhi la determinazione o la speranza di continuare a fare una partita come piace giocare a loro. La risposta che ricevono dai compagni è poco convincente.
Tempo un altro minuto ed è 3-0 per la Lazio.
Fine
primo tempo.
Durante
l’intervallo la squadra giallo-blu si ritrova in cerchio e mentre stanno tutti
insieme circola un’idea, uno sguardo, un’espressione, qualche parola. Qualcosa
li convince che devono credere in loro e che la partita non è finita.
Mentre
la Lazio si presta al calcio di inizio la Primavera è già tutta schierata.
Guardano avanti. Guardano la meta da raggiungere.
Si riprende il gioco e dopo nemmeno un minuto è meta per la Primavera. Stavolta si torna correndo non aspettando altro che arrivi di nuovo un pallone per poter segnare una seconda volta.
Si gioca nel campo dei bianco-azzurri e appena si apre uno spiraglio corrono per fare la seconda meta.
Si riprende il gioco e dopo nemmeno un minuto è meta per la Primavera. Stavolta si torna correndo non aspettando altro che arrivi di nuovo un pallone per poter segnare una seconda volta.
Si gioca nel campo dei bianco-azzurri e appena si apre uno spiraglio corrono per fare la seconda meta.
Il
risultato è 3-2 e la partita sembra una corsa contro il tempo.
La Primavera ha avuto il possesso del pallone per tutto il secondo tempo e dopo qualche minuto segna la meta del pareggio.
Il linguaggio del corpo non mente e durante gli ultimi secondi che trascorrono fino alla fine della partita, si legge dai loro movimenti e sui loro volti la consapevolezza di avere una grande mentalità. Quella mentalità che trasforma gli insuccessi in successi. In campo e fuori.
La Primavera ha avuto il possesso del pallone per tutto il secondo tempo e dopo qualche minuto segna la meta del pareggio.
Il linguaggio del corpo non mente e durante gli ultimi secondi che trascorrono fino alla fine della partita, si legge dai loro movimenti e sui loro volti la consapevolezza di avere una grande mentalità. Quella mentalità che trasforma gli insuccessi in successi. In campo e fuori.
Saluto finale e tutti a fare il terzo tempo.


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