Abbiamo
intervistato Giulio Rampa capitano del 1°XV, ne è venuta fuori una
chiacchierata davvero interessante sulla stagione che è alle porte e sul
mondo “Urchino” in generale… buona lettura!!
Ciao Giulio, questo sarà il tuo
primo anno da capitano del 1XV, che sensazione hai provato quando sei stato
nominato?Ciao Filippo, grazie per questo
incontro. Si, questa sarà la mia prima esperienza e alla mia nomina hanno fatto
seguito diverse sensazioni, più o meno decifrabili; seguo la prima squadra con
ammirazione da quando ho 10 anni, e i ragazzi che ne hanno fatto parte nel
tempo hanno sempre rappresentato un esempio per me. Essere capitano di un
gruppo che spero possa essere, a sua volta, esempio per chi cresce mi riempie
di orgoglio e di voglia di fare sempre meglio, perciò è necessario lavorare
sodo fin da subito. È un ruolo a cui sono connesse diverse responsabilità e
sono consapevole di ciò, per questo non ti nascondo che un po’ di timore c’è,
ma allo stesso tempo credo che si trasformerà in maggiore attenzione sotto ogni
aspetto. Sicuramente trovo terreno fertile grazie all’ottimo lavoro svolto
negli ultimi anni da Filippo(De Michelis, ultimo capitano della prima squadra
ndr), grandissima persona a 360° e sicuramente un esempio per me.
Tu sei nato e cresciuto,
sportivamente parlando, alla Capitolina, quali sono i valori che ti ha
trasmesso il club?
Gioco
alla Capitolina dal 2000 e, ad oggi, è la mia seconda famiglia. Devo tanto al
Club perché mi ha insegnato veramente quei valori sani, di cui ci si riempie a volte
la bocca parlando di rugby, ma in maniera piuttosto superficiale. In primis che
rispetto ed appartenenza vanno prima dimostrati attraverso i comportamenti, e
non a parole. La seconda cosa che ho assimilato è che non si smette mai di
imparare, sia dai più piccoli che dai più grandi, perciò bisogna sempre essere
pronti ad ascoltare.
L’anno scorso è stata una
stagione turbolenta, conclusasi con la retrocessione, quest’anno si ripartirà
con un gruppo unico e molto giovane, quali sono le tue aspettative per la
stagione?
La
scorsa stagione è stata senza dubbio la più dura, e si è conclusa nel peggiore
dei modi. Questo però credo abbia insegnato molto a tutti, soprattutto che la
superficialità non paga, ma per raggiungere risultati l’unico modo è impegnarsi
seriamente nel quotidiano. Nel nostro sport non si può campare di rendita, è
necessario avere la voglia di migliorarsi sotto ogni aspetto giorno dopo
giorno, senza adagiarsi sui ciò che si è fatto in passato.
Il
gruppo con il quale ci apprestiamo ad affrontare la nuova stagione è molto
giovane, ma questo non può essere altro che uno stimolo per tutti. Una
situazione di crisi, infatti, apre a nuove e positive opportunità che dovremo
essere in grado di cogliere. Avere un gruppo giovane ci consente di lavorare
per un orizzonte temporale di medio-lungo termine, è stimolante soprattutto
rispetto allo spessore umano e sportivo dei ragazzi che compongono il gruppo
Seniores.
A proposito dei giovani, quale
messaggio vorresti che arrivasse loro?
Una
domanda così mi fa sentire già vecchio! Scherzi a parte, mi piacerebbe molto
che i giovani assumano consapevolezza della loro importanza all’interno del
Club, non solo della squadra; questo è un passo importantissimo nel loro
processo di maturazione. All’interno di un gruppo con un’età media così bassa i
veri protagonisti sono loro, e non vedo l’ora che se ne aggiungano sempre di
nuovi pronti a dare il loro contributo una volta usciti dalle giovanili.
Per concludere quale consiglio
daresti a chi vuole iniziare a giocare?
Fatelo
senza pensarci, il rugby è uno sport che da tanto ed insegna a vivere. Dal mio
punto di vista ritrovo molte situazioni nella vita di tutti i giorni in cui il
rugby mi è d’aiuto.


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