Solidi rapporti tra presidenti e tra i componenti dello staff. Questa combinazione ha permesso alla FEMI-CZ Rugby Rovigo Delta di aprire un canale di dialogo con il Valsugana Rugby Padova emerso con chiarezza durante l’amichevole Rossi contro Blu di venerdì scorso.
Il Valsugana Rugby Padova ha messo a disposizione di alcuni suoi giovani
giocatori di prospettiva la possibilità di allenarsi con la Serie A Elite a
Rovigo e di svolgere periodi di preparazione precampionato insieme alla prima
squadra rossoblù.
Un progetto che affonda le radici in un rapporto storico tra i due club e
negli stretti legami professionali che uniscono da anni i rispettivi staff
tecnici, e che si inserisce in una visione più ampia di sviluppo del movimento
giovanile del rugby italiano, in coerenza con il Progetto Polesine e la Carta
del Polesine.
Approfondiamo con il direttore sportivo Polla Roux (foto).
Come nasce
questa possibile collaborazione tra Valsugana e Rovigo?
“È importante chiarire
che è stato il Valsugana a contattarci e che ci siamo confrontati con i
rispettivi presidenti. Ci hanno chiesto la disponibilità a offrire ad
alcuni giovani, individuati come giocatori di prospettiva, la possibilità di
svolgere con noi periodi di allenamento e, soprattutto, la preparazione
precampionato.
Per loro significa
confrontarsi con il livello della Serie A Elite; per noi, invece, significa
avere l’opportunità di valutare concretamente giocatori di prospettiva presenti
in un territorio confinante, in attesa di raccogliere i frutti del nuovo percorso
intrapreso dalla Monti Junior. Anche coach Giazzon sottolinea spesso che vedere
un giocatore in partita è una cosa; averlo ogni giorno in allenamento permette
di comprenderne molto meglio le qualità fisiche, tecniche e caratteriali.”
(Davide Giazzon)
Alla base c’è
anche un rapporto molto forte tra i due club.
“È naturale. Dopo la
mia lunga permanenza al Valsugana ho mantenuto un ottimo rapporto con il loro
Direttore Sportivo, Stefano Ghinassi. Il loro attuale allenatore, Giovanni
Boccalon, ha giocato a Rovigo, mentre Jason Wright ha allenato qui: entrambi
conoscono molto bene il nostro ambiente.
Esiste inoltre un
collegamento importante nell’area della preparazione fisica. Jacopo Forza
lavora con noi da tre anni e, per un periodo, ha lavorato contemporaneamente al
mattino a Rovigo e alla sera al Valsugana. Oggi è il nostro responsabile della
preparazione fisica.
Leonardo Della Ratta
segue con noi il Return to Play ed è anche responsabile della preparazione
fisica della prima squadra del Valsugana. Questo collegamento ci permette di
monitorare con continuità la preparazione e la crescita dei giocatori.”
Valsugana ha
già rappresentato in passato un bacino importante per Rovigo.
“Certamente. Negli
anni, giocatori come Citton, Mastrandrea, Sironi, Sanavia e Giulian sono alcuni
esempi di atleti provenienti da quell’ambiente che hanno poi avuto opportunità
a Rovigo.
Quindi non stiamo
inventando qualcosa da zero: stiamo cercando di organizzare meglio un rapporto
che esiste già da tempo con un club di un territorio confinante.”
Perché oggi è
così importante avere una base più ampia di giovani?
“Il nostro settore
giovanile rimane fondamentale e la Monti Rugby Rovigo Junior sta facendo un
grande lavoro negli ultimi anni. Ma nessun club può pensare di produrre ogni
anno tutti i giocatori necessari alla prima squadra, soprattutto nei ruoli
specifici di cui ha bisogno.
Il Valsugana è un
ottimo esempio: ha vinto il campionato italiano U18 per due anni consecutivi,
ma quest’anno forse soltanto uno o due giocatori di quel gruppo possono essere
immediatamente pronti per la prima squadra. Questo dimostra quanto sia grande
il salto tra l’U18 e il rugby senior.
Negli anni,
analizzando questo tema anche con Stefano Ghinassi, Direttore Sportivo del
Valsugana, siamo arrivati alla conclusione che riuscire ad avere il 60-80%
della rosa proveniente dal proprio club o dal proprio territorio sarebbe già un
risultato eccellente.
Puoi produrre uno, due
o tre giocatori di livello da una generazione, ma non puoi produrne quindici
ogni anno e, soprattutto, non puoi scegliere i ruoli. Per questo bisogna
guardare anche al di fuori del proprio settore giovanile.
Per quanto possibile,
sta diventando fondamentale monitorare i giovani prospetti anche al di fuori
del proprio territorio, per un’altra ragione importante: la riduzione dei costi
di gestione societaria è ormai diventata un obiettivo primario per la
sostenibilità dei club. Quello che sta succedendo nel rugby italiano,
soprattutto a livello di base, non è certo una novità: la contrazione delle
risorse economiche e la necessità di ottimizzare i budget impongono una visione
strategica più ampia e flessibile.”
La
collaborazione con Valsugana cambia qualcosa nel Progetto Polesine, sancito
dalla recente Carta del Polesine?
“Assolutamente no. Il
Progetto Polesine rimane fondamentale.
Rovigo continuerà a
investire nei propri giovani e nel Progetto Polesine, sostenendo il lavoro che
la Monti Rugby Rovigo sta portando avanti nel settore giovanile.
A seconda del livello
e della maturazione del giocatore, un ragazzo che esce dalla nostra U18 può
andare al Frassinelle in Serie C, al Villadose in Serie B oppure al Badia in
Serie A2.
Non tutti devono
seguire gli stessi passaggi. Un giocatore può essere pronto direttamente per la
Serie A2, mentre un altro può aver bisogno di passare prima dalla Serie C o
dalla Serie B.
Per un giocatore
pronto per un livello superiore, ma non ancora per la Serie A Elite, il
Valsugana e la Serie A1 possono rappresentare, in futuro, un ulteriore gradino
del percorso.
Quindi Polesine e
Valsugana non sono progetti in concorrenza, tutt’altro: sono livelli che
possono integrarsi e completarsi.
Abbiamo bisogno di una
rete che copra e coinvolga tutti i livelli del nostro rugby di base, per dare
motivazioni e opportunità a tutti.”
Anche la Coppa
Italia diventa importante in questo progetto?
“Molto. La Federazione
ha creato un’opportunità importante attraverso la Coppa Italia, in particolare
con l’obbligo di schierare otto giocatori U23.
Questo crea vere
opportunità di gioco per i giovani.
Abbiamo già due o tre
giocatori del Badia che si stanno comportando molto bene negli allenamenti con
noi e che stiamo valutando per la Coppa Italia.
Anche in questo caso,
però, servono giocatori nei ruoli giusti: piloni, tallonatori, mediani,
aperture ed estremi. Per questo dobbiamo avere una base sufficientemente ampia
da cui scegliere.”
E a volte i
migliori giovani vengono persi prima ancora di arrivare alla prima squadra.
“Esatto. L’ho visto
direttamente anche durante la mia esperienza al Valsugana.
Giocatori come Ruzza,
Trulla e Minozzi sono cresciuti nel settore giovanile del club, ma non hanno praticamente
avuto il tempo di diventare elementi importanti della prima squadra. Sono
entrati nelle accademie e nei percorsi federali e da lì sono passati
direttamente al rugby professionistico.
È un grande successo
per il club che li ha formati e per il rugby italiano, ma dimostra anche perché
non si può basare tutta la programmazione della prima squadra esclusivamente
sui propri U18.”
Ha fatto anche
il paragone con Benetton e Zebre.
“Ma solo perché il
principio è simile, ma su una scala molto più piccola.
Benetton e Zebre hanno
la possibilità economica di mettere sotto contratto molti giovani e poi
mandarli a giocare in altri club. Noi non possiamo e non vogliamo fare questo.
È meglio, sia per il
giovane sia per i suoi compagni, che rimanga nel proprio club, giochi con
continuità e continui a svilupparsi. Noi possiamo monitorarlo, invitarlo
periodicamente ad allenarsi con Rovigo e seguirne la crescita.
Quando sarà realmente
pronto e avremo un’opportunità per lui, allora sarà il momento di parlare di un
contratto. Non prima. Questo è più sostenibile per noi ed è anche meglio per il
giocatore.”
Quindi
“allargare la base” non significa mettere più giocatori sotto contratto?
“Esattamente. Significa
avere più giocatori che conosciamo e monitoriamo.
Per noi, creare una
base più ampia non significa avere quaranta o cinquanta giocatori sotto
contratto. Significa avere un gruppo più ampio di giocatori che conosciamo,
seguiamo e monitoriamo.
Alcuni giocheranno a
Rovigo. Alcuni potrebbero essere al Frassinelle, al Villadose o al Badia. Altri
al Valsugana, mentre altri ancora potrebbero crescere in ambienti differenti.
L’importante è sapere
chi sono e conoscere il loro percorso di sviluppo.
Grazie anche al
collegamento tra gli staff tecnici e quelli della preparazione fisica dei club
menzionati, possiamo garantire un monitoraggio continuo, invitare i giocatori
ad allenarsi con noi e capire quando sono pronti per fare il passo successivo.
Se poi uno dei nostri
migliori giovani viene preso da Benetton, Zebre o dalla Federazione, per noi
deve essere un successo. Ma dobbiamo essere preparati e sapere già chi potrebbe
essere il prossimo.”
Qual è quindi
l’obiettivo finale?
“Creare una rete di
sviluppo, non semplicemente uno scambio di giocatori.
Rovigo continuerà a
investire nei giovani formati dalla Monti Junior, nell’ambito della
concretizzazione della franchigia polesana, concetto ideato e spesso nominato
dal presidente Francesco Zambelli.
Il Valsugana può
aggiungere un ulteriore livello e un’altra opportunità di sviluppo.
Ogni movimento dovrà
comunque essere deciso e coordinato tra i club, gli allenatori e i responsabili
tecnici. Non vogliamo che i giocatori si spostino liberamente da una società
all’altra senza un progetto preciso.
L’obiettivo è
individuare più talenti, conoscerli meglio, monitorarli e permettere a ciascuno
di giocare al livello corretto per la propria crescita.
Non dobbiamo mettere
sotto contratto tutti i giovani interessanti. Dobbiamo conoscerli, seguirli e,
quando saranno veramente pronti, dare loro l’opportunità di fare il passo
successivo.
Se riusciremo a organizzare bene questa rete tra Rovigo, la Monti e il territorio del Polesine, coinvolgendo anche altre realtà dei territori immediatamente confinanti, come in questo caso specifico il Valsugana, credo che il progetto possa diventare molto interessante e importante per il futuro di tutti.”
(Roberta
Paulon)



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