2026/07/22

RUGBYTOTALE & SOCIALE / FOTOGRAFI E SCRITTORI: un breve racconto di Pino Gorziglia.


                                        

                                                        FOTOGRAFI E SCRITTORI

19 LUGLIO 1966

 

E' una calda mattina d'estate.

Come ogni giorno di quelle lunghe vacanze (della scuola non si parlerà fino ad ottobre) poltrisco in letto, mentre i raggi di un sole implacabile filtrano tra le persiane.

Ma mia madre mi sveglia bruscamente.

Oggi dobbiamo fare l'iscrizione alla nuova avventura scolastica: l'Istituto per Ragionieri Giuseppe Cesare Abba, a Sampierdarena.

I professori delle scuole medie appena finite avevano suggerito il liceo classico, ma mia madre, da piemontese pragmatica, non ha avuto dubbi: gli Istituti Tecnici garantiscono un approdo al mondo del lavoro in tempi rapidi, finito il quinquennio di studi: in particolare le banche sono affamate (!!) di giovani diplomati per rimpinguare gli organici in vista del boom di accensione di conti correnti degli anni futuri.

Così, controvoglia, rinuncio alla solita mattinata nella spiaggia prospiciente Piazza Porticciolo: un sonnacchioso pomeriggio mi condurrà ad un appuntamento immancabile: la partita di calcio della Nazionale ai mondiali inglesi contro la sconosciuta Corea del Nord.

Espletate le formalità dell'iscrizione, con un duplice viaggio su autobus accalcati ed olezzanti di sudore (l'aria condizionata un sogno di là da venire) ebbi il primo contatto con quello che sarebbe stato il mio quinquennio di studi.

Tra i tanti primati di quegli anni '60 c'era quello delle iscrizioni alla scuola media superiore: intere generazioni avrebbero potuto affermare, con il Maestrone Guccini, ancora ignoto “Chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato” - cfr. L'avvelenata – 1976.

Anche se taluni professori, con spirito classista, non vedevano l'ora di falcidiare con bocciature e materie da recuperare in estate quelle masse plebee che si affacciavano alla Istruzione Superiore soprattutto dal Ponente delle grandi aziende pubbliche, le seconde generazioni dell'emigrazione dal Meridione o dalle campagne del Basso Piemonte.

Quei vasti locali fatiscenti di via Cantore respiravano di scuola.

Il 1° di ottobre ci saremmo accalcati in 41 nell'aula della 1^A, ma lì saremmo rimasti solo un anno, per poi essere trasferiti, noi scampati alla falcidie del famigerato Primo Anno, al Campasso, in faccia al Ponte Morandi, nella Corderia in cui avremmo coabitato con i futuri Periti Chimici.

Un pomeriggio d'ozio in Villa Doria, una frugale cena e subito giù, nel solito bar all'angolo con viale Modugno a “tenere il posto” per me e mio padre.

La partita è fissata ad un insolito orario, le 19.30 britanniche, nell'ignota Middlesbrough.

Infatti, la TV era ancora un sogno che si sarebbe realizzato a casa mia solo per i successivi Mondiali, quelli del Messico 1970.

Per sopire le rimostranze dell'oste (“Consumazione Obbligatoria” campeggia sul perlinato del bar) subito ordino una gazosa Lagomarsino, che mi gusto anche per l'atmosfera afosa del locale mista ai micidiali effluvi dei numerosi avventori fumatori, senz'altro la maggioranza.

Mi aspetto una goleada degli Azzurri contro i modesti dilettanti asiatici.

Infatti, nella prima mezz'ora uno sciagurato Perani si divora una quantità enorme di palle gol, tra la disapprovazione generale dei tifosi del bar.

Mio padre mi tranquillizza “Nel secondo tempo dilaghiamo. L'importante è rompere il ghiaccio”.

A complicare le cose, un infortunio muscolare a una mezz'ala azzurra, Bulgarelli, che resta in campo pur se claudicante.

Le sostituzioni, nel calcio ANNI '60, non sono previste.

Al 42' del primo tempo il patatrac: il dentista coreano Pak Do Ik trafigge il nostro Albertosi.

Un' interminabile ripresa non fa altro che testimoniare la lunga agonia degli azzurri, incapaci di ribaltare il risultato.

Come 4 anni prima in Cile, il Mondo ci sbatte fuori al primo turno.

Sullo slavato schermo in bianconero scorrono le immagini esterrefatte di Mondino Fabbri, il CT azzurro che al ritorno delirerà su presunti complotti farmaceutici e di Mazzola, Rivera e degli altri delusi azzurri.

Noi genoani imprechiamo per il mancato utilizzo di Gigi Meroni, il nostro idolo a cui è stata riservato un posto nel precedente incontro a reti inviolate contro l'Unione Sovietica di Jascin.

Il bar ormai è una caciara.

Sudore e rabbia in una torrida serata d'estate.

Con i vestiti impregnati del fumo acre che come al solito farà imbestialire nostra madre “Ogni volta che andate in quel bar, devo mettere i vestiti fuori all'aria..” rincasiamo.

Mio padre, deluso come me, corre subito a coricarsi.

Domani all'Ansaldo lo attende il turno mattutino 6-14.

Io, nel mio lettino, accendo a basso volume la radiolina a transistor per ascoltare l'ira dei commentatori, che sparano a zero su Mondino, l'abatino Rivera (cfr. Gianni Brera) e su tutto l'establishment del calcio italiano.

All'arrivo all'aeroporto di Sestri Ponente, un fitto lancio di pomodori e uova marce accoglierà la Nazionale reduce dal tonfo inglese.

Per fortuna, il Mondiale Inglese e soprattutto le vacanze estive sono ancora lunghe...dormiamo sperando di non avere l'incubo di un sogno con protagonista un dentista coreano...



(Pino Gorziglia)










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