FOTOGRAFI E SCRITTORI
19
LUGLIO 1966
E' una
calda mattina d'estate.
Come
ogni giorno di quelle lunghe vacanze (della scuola non si parlerà fino ad ottobre)
poltrisco in letto, mentre i raggi di un sole implacabile filtrano tra le persiane.
Ma mia
madre mi sveglia bruscamente.
Oggi
dobbiamo fare l'iscrizione alla nuova avventura scolastica: l'Istituto per Ragionieri
Giuseppe Cesare Abba, a Sampierdarena.
I
professori delle scuole medie appena finite avevano suggerito il liceo
classico, ma mia madre, da piemontese pragmatica, non ha avuto dubbi: gli
Istituti Tecnici garantiscono un approdo al mondo del lavoro in tempi rapidi,
finito il quinquennio di studi: in particolare le banche sono affamate (!!) di
giovani diplomati per rimpinguare gli organici in vista del boom di accensione
di conti correnti degli anni futuri.
Così,
controvoglia, rinuncio alla solita mattinata nella spiaggia prospiciente Piazza
Porticciolo: un sonnacchioso pomeriggio mi condurrà ad un appuntamento immancabile:
la partita di calcio della Nazionale ai mondiali inglesi contro la sconosciuta
Corea del Nord.
Espletate
le formalità dell'iscrizione, con un duplice viaggio su autobus accalcati ed
olezzanti di sudore (l'aria condizionata un sogno di là da venire) ebbi il
primo contatto con quello che sarebbe stato il mio quinquennio di studi.
Tra i
tanti primati di quegli anni '60 c'era quello delle iscrizioni alla scuola
media superiore: intere generazioni avrebbero potuto affermare, con il
Maestrone Guccini, ancora ignoto “Chiedo tempo, son della razza mia, per quanto
grande sia, il primo che ha studiato” - cfr. L'avvelenata – 1976.
Anche se
taluni professori, con spirito classista, non vedevano l'ora di falcidiare con
bocciature e materie da recuperare in estate quelle masse plebee che si affacciavano
alla Istruzione Superiore soprattutto dal Ponente delle grandi aziende
pubbliche, le seconde generazioni dell'emigrazione dal Meridione o dalle campagne
del Basso Piemonte.
Quei
vasti locali fatiscenti di via Cantore respiravano di scuola.
Il 1° di
ottobre ci saremmo accalcati in 41 nell'aula della 1^A, ma lì saremmo rimasti
solo un anno, per poi essere trasferiti, noi scampati alla falcidie del famigerato
Primo Anno, al Campasso, in faccia al Ponte Morandi, nella Corderia in cui
avremmo coabitato con i futuri Periti Chimici.
Un
pomeriggio d'ozio in Villa Doria, una frugale cena e subito giù, nel solito bar
all'angolo con viale Modugno a “tenere il posto” per me e mio padre.
La
partita è fissata ad un insolito orario, le 19.30 britanniche, nell'ignota Middlesbrough.
Infatti,
la TV era ancora un sogno che si sarebbe realizzato a casa mia solo per i successivi
Mondiali, quelli del Messico 1970.
Per
sopire le rimostranze dell'oste (“Consumazione Obbligatoria” campeggia sul perlinato
del bar) subito ordino una gazosa Lagomarsino, che mi gusto anche per l'atmosfera
afosa del locale mista ai micidiali effluvi dei numerosi avventori fumatori,
senz'altro la maggioranza.
Mi
aspetto una goleada degli Azzurri contro i modesti dilettanti asiatici.
Infatti,
nella prima mezz'ora uno sciagurato Perani si divora una quantità enorme di
palle gol, tra la disapprovazione generale dei tifosi del bar.
Mio
padre mi tranquillizza “Nel secondo tempo dilaghiamo. L'importante è rompere il
ghiaccio”.
A
complicare le cose, un infortunio muscolare a una mezz'ala azzurra, Bulgarelli,
che resta in campo pur se claudicante.
Le
sostituzioni, nel calcio ANNI '60, non sono previste.
Al 42'
del primo tempo il patatrac: il dentista coreano Pak Do Ik trafigge il nostro Albertosi.
Un'
interminabile ripresa non fa altro che testimoniare la lunga agonia degli azzurri,
incapaci di ribaltare il risultato.
Come 4
anni prima in Cile, il Mondo ci sbatte fuori al primo turno.
Sullo
slavato schermo in bianconero scorrono le immagini esterrefatte di Mondino Fabbri,
il CT azzurro che al ritorno delirerà su presunti complotti farmaceutici e di
Mazzola, Rivera e degli altri delusi azzurri.
Noi
genoani imprechiamo per il mancato utilizzo di Gigi Meroni, il nostro idolo a cui
è stata riservato un posto nel precedente incontro a reti inviolate contro l'Unione
Sovietica di Jascin.
Il bar
ormai è una caciara.
Sudore e
rabbia in una torrida serata d'estate.
Con i
vestiti impregnati del fumo acre che come al solito farà imbestialire nostra madre
“Ogni volta che andate in quel bar, devo mettere i vestiti fuori all'aria..” rincasiamo.
Mio
padre, deluso come me, corre subito a coricarsi.
Domani
all'Ansaldo lo attende il turno mattutino 6-14.
Io, nel
mio lettino, accendo a basso volume la radiolina a transistor per ascoltare l'ira
dei commentatori, che sparano a zero su Mondino, l'abatino Rivera (cfr. Gianni
Brera) e su tutto l'establishment del calcio italiano.
All'arrivo
all'aeroporto di Sestri Ponente, un fitto lancio di pomodori e uova marce accoglierà
la Nazionale reduce dal tonfo inglese.
Per
fortuna, il Mondiale Inglese e soprattutto le vacanze estive sono ancora lunghe...dormiamo
sperando di non avere l'incubo di un sogno con protagonista un dentista
coreano...


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