CAMP GRIFF 2026
Si chiude con successo
la quinta edizione del Camp Griffen: 49 partecipanti da 30 società.
Si è conclusa la quinta
edizione del Griffen Camp, l'appuntamento estivo organizzato allo Stade Valdôtain
Rugby e dedicato alla crescita tecnica e personale dei giovani rugbisti. Due
settimane intense di allenamenti, formazione e condivisione che hanno coinvolto
49 ragazzi provenienti da 30 società diverse, confermando il costante sviluppo
di un progetto che, anno dopo anno, continua ad attirare atleti da tutta Italia
e non solo.
Tra le storie più
significative di questa edizione c'è quella di Max Patton, giovane rugbista
arrivato da Atlanta (Stati Uniti) per partecipare al camp. Un'esperienza
internazionale che ha arricchito il gruppo, favorendo lo scambio culturale e
dimostrando ancora una volta la capacità del Camp Griff di superare ogni
confine.
Durante le due settimane i partecipanti hanno lavorato sulle competenze tecniche specifiche dei diversi ruoli, affiancando agli allenamenti numerose attività all'aperto, tra cui rafting, tiro con l'arco, uscite ai laghi e momenti di socializzazione, elementi che rappresentano da sempre uno dei punti di forza del progetto.
“Sono davvero molto
soddisfatto di questa edizione”, commenta Paul Griffen, ideatore del camp. “Avere
49 ragazzi provenienti da 30 società diverse dimostra che il progetto continua
a crescere.
Abbiamo visto tanto
entusiasmo, grande voglia di imparare e uno spirito di gruppo straordinario.
Oltre al lavoro tecnico, ciò che mi rende più orgoglioso è l'aspetto umano: in
queste due settimane sono nate nuove amicizie, i ragazzi hanno imparato a stare
insieme e a confrontarsi, anche grazie alla scelta di vivere il camp senza
cellulari. È la conferma che questa formula funziona.
I miei ringraziamenti più
sentiti vanno personalmente al mio staff e a ogni singolo allenatore che ha dato
una mano: sono stati eccezionali. Hanno dimostrato una disponibilità totale
verso i ragazzi per qualsiasi necessità, anche di notte, che fosse per
accompagnarli in bagno dalle tende o per qualunque altra cosa; l'impatto è
stato super positivo.
Un ringraziamento
speciale va ovviamente allo Stade Valdôtain Rugby, in particolare al presidente
Francesco Fida e alla sua compagna Rossana Aquadro. Ma ci tengo a ringraziare
proprio tutti: da Pier il cuoco a tutti i volontari dietro le quinte che
preparavano la colazione, il pranzo e la cena, restando sempre a disposizione
fin dalle prime ore del mattino per soddisfare ogni bisogno dei ragazzi.
E beh, cinque anni sono
andati! Questo era il quinto anno e ogni anno diventa sempre più bello e anche
più caldo! Però sono davvero felice e soddisfatto. Ripeto, avere 49
partecipanti da 30 società diverse significa che questa rete si sta allargando,
attirando sempre più ragazzi che vogliono venire a lavorare sulle skills, sui
ruoli di mischia e sui tre quarti. Anche chi non ricopriva quei ruoli specifici
è tornato a casa con un bagaglio più ricco rispetto a quando è arrivato. Questo
vale per il lato sportivo, ma soprattutto per quello umano, su cui io punto
tantissimo: il lato umano è fondamentale. Anche l'idea di non avere i cellulari
li ha costretti a parlare e a riconnettersi verbalmente con persone che non conoscevano.
Da qui sono nate tantissime amicizie bellissime.
Questa per me è la
conferma che il progetto funziona e ne sono davvero felicissimo.
E l'anno prossimo...
sotto con l'anno numero sei. Let's go!”







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