2026/07/30

RUGBY SERIE A1/ Dopo 10 anni, Simone Cornelli ritorna a giocare a Piacenza sulla sponda biancorossa.

Per la prossima stagione, a rinforzare le fila del Piacenza rugby, arriva dalle Fiamme Oro di Roma il giovane fratello del capitano dei biancorossi. Un rinforzo destinato ad innalzare di tantissimo il tasso tecnico della linea arretrata piacentina.

ciao Simone, che felicità vederti ritornare a casa e sapere che indosserai i colori biancorossi. Ci racconti come si è sviluppata la tua carriera rugbistica?
Nasco nei Lyons, anche perché mio padre ha vestito quella maglia per tutta la sua carriera come giocatore prima e come allenatore poi. Ho iniziato quando avevo 7 anni e ci sono rimasto seguendo tutto il percorso di crescita nelle varie giovanili, fino a quando a 16 anni sono entrato nell’ accademia zonale a Milano. Lì sono rimasto 2 anni e nel secondo anno ho avuto la possibilità di andare all’A.S.R. Milano a giocare in U18 e dove ho potuto anche esordire in prima squadra. Nella stagione successiva sono stato selezionato per l’accademia nazionale di Parma, la cui squadra era inserita nel campionato di serie A. Finita l’accademia mi hanno voluto a Firenze nei “Medicei”, con i quali ho giocato per 3 stagioni, fino al 2020, quando a causa del covid la società è fallita. Intanto avevo partecipato al concorso per entrare nelle Fiamme Oro, l’ho superato e sono stato preso. A Roma con le Fiamme ho giocato fino a giugno di quest’ anno

Simone e la nazionale…
ho fatto tutta la trafila in azzurro a partire dall’ U 17 in poi, fino all’ U20. Ho giocato un 6 nazioni e 2 mondiali, uno in Georgia ed uno in Francia. Alla fine ho anche potuto provare l’esperienza della nazionale di rugby a 7, potendo esibirmi in qualche tappa del “rugby europe” e anche quella di giocare nelle le universiadi nel 2019.

In azzurro, si ricorda ancora la tua meta contro gli All Black, frutto di un coast to coast che ha dell’incredibile, con tutta difesa neozelandese impegnata a rincorrerti, senza riuscire a raggiungerti.
Tanti giocatori di quella squadra hanno dopo poco esordito negli All Black. Era una squadra fortissima, infatti perdemmo di parecchi punti. Will Jordan era l’estremo contro cui ho giocato in quella partita e dalla scorsa settimana è diventato il miglior marcatore in assoluto di mete della nazionale neozelandese. In finale batterono l’Inghilterra di 50 punti.

Perché una nazionale U20 in Nuova Zelanda si trasforma gradualmente nella squadra degli All Black, mentre da noi questo non accade?
Probabilmente i giocatori ancora molto giovani, là hanno la possibilità di fare esperienze a livelli molto superiori rispetto a noi e molto in anticipo. Entrano subito nel giro delle franchigie, dove il livello tecnico del gioco non può essere paragonato a quello che si può incontrare qui. Sicuramente è da considerare anche la possibilità di scelta che i selezionatori possono fare grazie alla profondità del movimento. Questo consente di alzare di parecchio il loro tasso tecnico e qualitativo. Per noi parliamo di livelli per ora inarrivabili.

Ti sei sempre trovato bene in tutte le società nelle quali hai militato?
Devo dire di sì … a partire dai Lyons, nei quali sono nato e che ho sempre vissuto come la mia società. A Milano praticamente ci ho fatto solo una partita e ci sono stato pochissimo. A Firenze mi sono sempre trovato benissimo, c’era un bellissimo ambiente, peccato che sia fallita la società che mi ha dato la possibilità di esordire in elite e di giocare al massimo livello in Italia. Alle Fiamme Oro, ci sono stato tanti anni, alcuni un po’ difficili, ma soprattutto gli ultimi 2 sono stati davvero molto belli e ricchi di soddisfazioni.

Nella tua scelta di provare questa esperienza a Piacenza sponda biancorossa, tuo fratello Matteo, quanto ha inciso?
Sicuramente tanto. Tutti gli step rugbistici che ho fatto nella mia carriera, li ha fatti sempre prima lui. È sempre stato un esempio, mi ha sempre facilitato dandomi consigli e aiutandomi nelle mie scelte. Anche in questa mia, mi ha spiegato come si sia da subito trovato bene e come da subito sia stato accolto a braccia aperte. Specie in quest’anno che dovrò vivere un po’ da nomade tra Piacenza e Roma, avere la rassicurazione da chi ha già vissuto questa esperienza, mi ha facilitato molto. Anche Massimiliano Chiappini, reduce dallo stesso percorso nella passata stagione, mi rassicurato tantissimo sull’ambiente che avrei incontrato e sul fatto che avrei potuto performare ad un ottimo livello.

Tuo fratello è diventato un riferimento del Piacenza rugby, sia in campo che fuori, uno dei pupilli dell’allenatore.
E’ stato bravo mio fratello a sfruttare l’occasione e a sapersi adattare a questo livello di rugby, pur provenendo da campionati più performanti. Devi essere bravo ad integrarti bene nel gruppo e a lui è stata riconosciuto anche questo merito. Sarà una sfida anche per me riuscire ad integrarmi altrettanto bene, con nuovi compagni, un nuovo metodo di lavoro, un nuovo allenatore ed un nuovo campionato da affrontare. Non c’è nulla di scontato in quello che dovrò affrontare.

Non so quanto tu conosca Claudio Forte, che a mio modesto parere è un allenatore preparatissimo, esigente e molto bravo
Lo conosco poco, magari nelle giovanili dei Lyons l’ho incontrato qualche volta che allenava Piacenza. Ultimamente ci ho parlato qualche volta insieme a Sandro Pagani, quando ci furono i primi contatti tra me ed il Piacenza rugby. La mia prima impressione è stata subito positiva, anche mio fratello me ne ha parlato molto bene sia dal punto di vista tecnico, che umano. Sono sicuro di riuscire a trovarmi subito bene e a mio agio.

Piacenza è la tua città e per te non ha niente di nuovo, pur se vissuta da un’altra sponda rugbistica. Stiamo cercando il più possibile di diventare una squadra fatta da piacentini, anche di ritorno da altre importanti esperienze (Andrea Lovotti, Massimiliano Chiappini, tuo fratello, tu) e che ha ormai adottato ragazzi di notevole qualità come Bertorello, Biffi e Misseroni, che piacentini non lo sono di nascita, ma si sentono tali.
Conosco benissimo Miralem Lekic, ci sono cresciuto insieme nei Lyons, siamo dello stesso anno e da quando abbiamo 9 anni siamo grandi amici e abbiamo sempre giocato insieme in tutte le giovanili. Anche lui mi ha sempre parlato bene del Piacenza, dove da subito è stato accolto benissimo e dove si è sempre trovato come meglio non avrebbe potuto. Insieme a mio fratello è stato uno di quelli che hanno costruito l’ossatura che ha permesso al Piacenza di salire di categoria, dalla serie B alla A2 e di fare un campionato di vertice nella scorsa stagione. Il fatto che persone che godono della mia piena fiducia me ne parlassero così bene, mi ha spinto a fare questa scelta. La serenità che ti offre un ambiente bello e positivo, vale di più che la possibilità di essere in una squadra di massimo livello. Sono amico anche di Mohamed Lekic, che so essere tesserato biancorosso, anche se tenuto lontano da Piacenza per troppo tempo da esigenze professionali, per riuscire ad allenarsi con la continuità necessaria per essere performante a questo livello.

Tue aspettative sportive e agonistiche per questa stagione
L’importante per me è non perdere un anno di rugby giocato, questa è la mia prima aspettativa. La priorità è continuare a giocare e divertirmi, nonostante il mio dover per forza essere pendolare. A 27 anni non avrei davvero avuto voglia di fare un anno sabbatico. Poi spero di poter contribuire a quel processo di crescita che ho visto in questi anni, spero di continuare a fare bene e migliorare, riuscendo ad integrarmi in questo nuovo gruppo e in questo nuovo livello.

Il tuo talento e la tua esperienza ti consentono di performare ad alto livello in diversi ruoli nella linea arretrata
Il mio ruolo è estremo, mi sento estremo e amo giocare in quella posizione, poi sono stato utilizzato anche come ala e sono riuscito piuttosto bene anche in quel ruolo. In giovanile, fino a 17 anni anni mi facevano giocare apertura, ma all’attualità preferisco di gran lunga giocare 15. Mi sento un estremo che ama inserirsi nelle varie fasi di gioco e anche aiutare l’apertura. Poi, dove c’è bisogno gioco, all’apertura ci ho giocato anche in serie A elite 3 o 4 partite. Alle Fiamme ho avuto Carlo Canna in squadra come esempio, un vero professionista di altissimo livello da ogni punto di vista, uno dei migliori giocatori di rugby italiani. Allenarmi con lui l’ho vissuto come un privilegio, dal quale ho potuto imparare moltissimo.

Dici che non c’è proprio nulla da fare per tesserare il 3° Cornelli, quello più maturo?
Dipende solo da lui e dalla sua voglia di rimettersi in gioco. L’esperienza non gli manca di sicuro. Secondo me un po’ di voglia ce l’avrebbe anche, ma bisognerebbe trovare il modo di dargli la spinta iniziale per farlo partire. 

Comunque, io sono molto felice di essere a Piacenza e non vedo l’ora di iniziare ad allenarmi, pur dovendo convivere con una situazione particolare per quest’anno. Per un atleta è difficile passare da un certo livello di preparazione fisica ad un altro, bisogna scoprire come reagisce il tuo fisico a questo cambiamento. Spero di fare un buon campionato. Ho saputo del nuovo consiglio direttivo e del nuovo presidente, un grande esperto di rugby e bandiera di questa società. Bisogna dare il via a questa nuova struttura societaria in modo positivo e costruttivo.

… e allora, buon lavoro. L’ennesimo piacentino riportato a casa. Questo è il desiderio e l’obiettivo che la società si è posta per il suo percorso di crescita continua. Diventare, o meglio ritornare ad essere, piacentini e diventare il riferimento rugbistico per Piacenza. Si lavora per quello.

Paolo Fernandi

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