Enrico Manghi, preparatore atletico del
Valorugby, già nostro ospite lo scorso novembre (qui l’articolo).
Dan Newton, classe 1989, gallese: ex fly-half e
fullback professionista, ha indossato la maglia degli Scarlets dal 2009 al
2013, dopo essere stato convocato nella nazionale Under 20 del Galles. Arrivato
in Italia nel 2018 con I Medicei, è al Valorugby dal 2020, dove dopo aver
lavorato con il settore giovanile è diventato assistente allenatore e
responsabile skills.
Marcello Violi, classe 1993, cresciuto
rugbisticamente nel Rugby Noceto: una carriera costruita attraverso Crociati,
Calvisano, Valorugby e poi otto anni alle Zebre Parma. Ventuno presenze in
Nazionale. Conclusa la carriera da giocatore nel 2024, è oggi capo allenatore
della prima squadra del Valorugby. Se vogliamo fare un paragone con la palla
rotonda, è il tipo di giocatore che ha vissuto per anni la Serie A, le coppe
europee e la Nazionale, e che ora porta quell’esperienza direttamente in
panchina.
Tutti e tre sono a Sondrio grazie al legame di
mister Zanichelli con il club reggiano e con loro in prima persona.
Il momento non è privo di peso. Il Valorugby ha
appena concluso la stagione regolare del massimo campionato italiano da primo
in classifica, con la Coppa Italia già in tasca e la vittoria per 35-21 sul
Mogliano nell'ultima giornata, e si prepara alla semifinale playoff contro
Viadana. Il Sondrio invece domenica scende ad Asti per affrontare il Monferrato
nell'ultima di campionato: uno scontro diretto che vale la qualificazione ai
playoff per il salto di categoria.
La visita non si è limitata alle parole. Violi e
Newton hanno guidato un allenamento ad alta intensità sui trequarti, mentre
Manghi ha lavorato in modo più tecnico sulla touche. A fine allenamento i
giocatori erano molto soddisfatti, e lo si vedeva dai loro volti. Il tono lo
aveva dato Violi fin dall'inizio: "Quello che dico non è legge, quindi se non siete d'accordo con
qualcosa possiamo discuterne."
E in mezzo a loro c'è anche Giordi, “infiltrato”
dell’Under 16, trascinato in campo da una passione che non si ferma nemmeno
davanti a un mal di schiena che lo costringe a zoppicare per tutta la sessione.
Non dovrebbe essere lì, e invece c'è.
Forse è proprio questo il punto: quella
"spinta interna" di cui ha parlato Newton nell'intervista
pre-allenamento.
Sulla propria stagione i toni sono misurati.
Violi non edulcora: "I
playoff sono una competizione a sé. Viadana è una squadra scomoda e la
conosciamo bene. C'è tanto entusiasmo, ma sarà tosta." Newton
conferma: "Abbiamo fatto
un bel campionato, ma ora si riparte da zero. Con Viadana abbiamo sofferto un
po' negli anni passati. Stiamo però lavorando tanto sul gruppo e il risultato
quest'anno si vede."
Ai ragazzi del Sondrio, con la partita di Asti a
tre giorni di distanza, Violi offre una prospettiva: probabilmente a inizio
anno avrebbero firmato per trovarsi a giocarsi la qualificazione all'ultima
giornata. "Non vivetela
male. Le sfide sono belle, prendetevi tutte le emozioni che portano." Newton
è più immediato: "Se pensi
troppo rischi di fare peggio. Be brave and trust your instincts. Non devi fare
nulla di diverso da quello che sai fare. Have fun and enjoy the game."
Sul tema dei giovani le osservazioni convergono
ma partono da angolazioni diverse. Violi nota che oggi tutto è più veloce a
livello cognitivo, e che anche l'allenamento deve essere costruito in modo
fruibile per non perdere l'attenzione. Il lato positivo è reale: c'è più
qualità tecnica, più preparazione fisica, più cura della parte mentale e dei
dettagli rispetto al passato. Newton porta la prospettiva di chi è cresciuto in
Galles, dove fare sport a scuola e nel club è la norma: "Da ragazzo avevo la fortuna di giocare
serenamente per strada, oggi i ragazzi stanno davanti allo
smartphone." Ha fatto rugby, calcio, cricket, e ritiene
che variare gli sport sia importante, discipline diverse sviluppano capacità
diverse, dalla coordinazione alla comunicazione. Su quello che non si può
insegnare è netto: la voglia di migliorarsi deve venire dall'interno. L'istinto
si può raffinare; la motivazione, no.
La transizione da giocatore ad allenatore è un
capitolo che entrambi raccontano con onestà. Per Violi era un'idea già presente
mentre giocava ancora, ma è stato comunque una sorpresa essere coinvolto dal
Valorugby. La parte più difficile è stata emotiva: gestire i vecchi compagni di
spogliatoio in un ruolo diverso. "Quest'anno ci sono venti giocatori nuovi e pochi con cui ho
condiviso lo spogliatoio e le cose si sono fatte più semplici." Guidare
un gruppo di quasi quarantaquattro persone, sapendo che in ventitre scendono in
campo e gli altri restano fuori rosa, richiede una gestione umana
costante. "Da giocatore
sei più egoista, al massimo ti devi occupare di uno o due giocatori accanto a
te. Ora sei responsabile per tutto il gruppo: è bello, ma è anche una lama a
doppio taglio." La fortuna, dice, è uno staff con cui si
confronta e ragiona davvero. Newton individua la difficoltà principale nel
saper separare i compagni di squadra dal ruolo professionale: "A volte devi mettere dei confini." E
poi c'è tutto quello che da giocatore non si vede: la preparazione, l'analisi,
la programmazione che viene prima e dopo ogni sessione.
Su cosa ha dato il rugby e cosa ha tolto,
emergono storie personali molto diverse. Violi è andato via di casa a 17 anni,
accademia a Tirrenia, poi Calvisano, poi le Zebre, poi ventuno presenze in
Nazionale. "Il rugby ti fa
crescere in fretta. Trovi compagni più grandi di te e capisci il rispetto e
l'umiltà. Ti forma il carattere." Il rovescio è che non ha
vissuto le cose ordinarie dei suoi coetanei, vacanze, feste, la quotidianità
familiare. "Ma non mi è
mai pesato." A chi vuole arrivare in alto dice sempre la
stessa cosa: "L'impegno viene prima dell'atleta. Se non ti impegni manchi
di rispetto anche a te stesso."
Newton ha una storia diversa. A 22 anni perde il
padre improvvisamente, si trasferisce a Londra per tre anni, poi si trova
davanti a un bivio: tornare in Galles nel club della sua città oppure andare in
Italia. È la madre a spingerlo verso l'Italia.
Dell'Italia dice di amare al cento per cento la
cultura e la vita, e con una punta di ironia sul clima gallese aggiunge di
amare “waking up in the
sunshine!” Ha qualche riserva sull'approccio al lavoro, perché
porta dentro standard e disciplina che vengono da un contesto diverso. Del
rugby dice: "Non conosco
altro. È tutto il mio mondo." Ha cominciato guardando suo
padre giocare. Non ha mai smesso. E per arrivarci davvero, dice, ci vogliono
divertimento e passione: “If
you don’t have passion you can’t improve."
Nella foto (da
sinistra a destra): Enrico Manghi, Marcello Violi, Antonio Zanichelli, Dan
Newton.
--
Sondrio Rugby Scarl


Nessun commento:
Posta un commento