Rugby
Rovato, sala gremita per il confronto sullo sviluppo dei club con i vertici tecnici FIR.
Nel
percorso del cinquantesimo anniversario, una serata formativa dedicata al movimento rugbistico territoriale con Daniele
Pacini, Matteo Mizzon, Fulvio Lorigiola e Maurizio Vancini.
Mercoledì
29 aprile, alla Club House dello Stadio Giulio e Silvio Pagani di Rovato, il
Rugby
Rovato ha ospitato una serata di
confronto dedicata allo sviluppo dei club e al rugby di base, inserita nel percorso di eventi organizzati
per celebrare il cinquantesimo anniversario della società.
(Matteo Mizzon)
Non
una serata celebrativa in senso stretto, ma un appuntamento formativo pensato
per il
movimento rugbistico del territorio:
un’occasione per mettere a disposizione di dirigenti, tecnici, allenatori e appassionati alcuni tra
i principali riferimenti tecnici e istituzionali della Federazione Italiana Rugby.
La
sala della Club House era gremita, con una partecipazione qualificata da parte
di
persone provenienti dal mondo del
rugby bresciano, bergamasco e lombardo. Presenti al tavolo Daniele Pacini, Responsabile Tecnico
della Federazione Italiana Rugby, accompagnato da Matteo Mizzon, Responsabile sviluppo Area 2, area
che comprende il Nord-Ovest italiano. La presenza istituzionale è stata garantita
dall’avvocato Fulvio Lorigiola, consigliere nazionale FIR, e da Maurizio Vancini,
presidente del Comitato Regionale Lombardo FIR. La serata è stata coordinata dal
giornalista Gianluca Barca.
In sala anche Albertina Carrara, consigliere regionale FIR, e Luca Raza, vicepresiden dall’appuntamento anche all’interno del contesto federale regionale regionale FIR, a testimonianza dell’interesse suscitato.
(Daniele Pacini)
Ad aprire la serata è stato il vicepresidente del Rugby Rovato 1976, Bernardo Faletti, con un saluto introduttivo. Prima dell’avvio del confronto tecnico, spazio anche a un momento particolarmente sentito per la comunità rossoblù: Elvio Simionato, padre nobile del rugby a Rovato, primo allenatore e figura decisiva nella nascita dell’esperienza rugbistica rovatese, ha presentato un’opera dedicata al rugby, realizzata insieme ad altri artisti del gruppo Tornitori Franciacorta.
Il
cuore dell’incontro è stato l’intervento di Daniele Pacini, che ha affrontato
il tema dello sviluppo del club in una prospettiva ampia, non limitata alla sola
dimensione tecnica o alla formazione degli allenatori. Pacini ha posto al centro il concetto
di complessità: quella del rugby, quella delle relazioni, ma anche quella del contesto
sociale in cui oggi bambini, ragazzi, famiglie e società sportive si muovono.
Uno
dei passaggi più significativi ha riguardato il rapporto tra sport, giovani e trasformazioni sociali. Pacini ha richiamato
l’attenzione sul ruolo crescente dei dispositivi digitali, sull’isolamento, sulla minore tolleranza all’errore e
sulla difficoltà, sempre più diffusa, di costruire relazioni frontali e durature. In questo
quadro, il club sportivo diventa un luogo educativo essenziale: non solo uno spazio in cui imparare
a giocare, ma una comunità capace di rispondere a bisogni profondi di appartenenza,
relazione e crescita.
Da
qui il richiamo al ruolo delle famiglie, considerate alleate fondamentali nel
percorso formativo dei ragazzi, e alla necessità per i club di lavorare non
solo sui giocatori, ma sulle persone. Il successo di una società, è emerso nel corso
dell’intervento, non si misura soltanto nei risultati sportivi, ma anche nella capacità di
entrare in relazione con le famiglie, fidelizzare i ragazzi, trattenere nel tempo chi ha
attraversato il club e costruire continuità tra generazioni diverse.
Pacini
ha sottolineato anche l’importanza degli ex giocatori, dei volontari, dei
dirigenti e di tutte quelle figure che, restando legate alla società,
contribuiscono a trasmettere il valore della maglia e il senso di appartenenza. Un club, per definizione,
ha l’obiettivo di durare: per farlo non può limitarsi a riproporre modelli del passato, ma
deve saperli contestualizzare dentro i bisogni del presente.
Particolarmente
significativo anche il passaggio dedicato agli sponsor e alle aziende, non visti soltanto come sostenitori economici, ma
come possibili partner all’interno di una rete di relazioni, competenze e opportunità. In questa prospettiva, il
club diventa un luogo capace di formare cittadini, creare legami e generare valore anche
oltre il campo da gioco. Matteo Mizzon ha poi riportato il confronto su un piano operativo
e territoriale, invitando le società a osservare con attenzione i propri percorsi interni:
quanti ragazzi entrano nelle prime categorie, quanti proseguono, dove si registrano gli
abbandoni, quali passaggi funzionano e quali possono essere migliorati. Il suo intervento ha
ribadito il valore del club come “comunità educante” e ha richiamato l’importanza dei percorsi
formativi messi a disposizione dalla Federazione per dirigenti, tecnici e figure
operative delle società.
Mizzon
ha ricordato come lo sviluppo di un club passi anche dalla capacità di valorizzare tutte le componenti del movimento: dal settore
giovanile all’attività femminile, dal ruolo dei dirigenti a quello degli arbitri, dagli ex giocatori ai volontari
e alle famiglie, solo per citare alcuni degli ambiti richiamati nel corso dell’incontro. Una rete
di persone che, se formata e responsabilizzata, può contribuire concretamente alla crescita
della società e del territorio in cui essa opera.
Nel
confronto moderato da Gianluca Barca, Fulvio Lorigiola ha offerto una
riflessione sul cambiamento delle società sportive italiane negli ultimi decenni,
evidenziando come oggi non sia più possibile vivere “per inerzia”, ma sia necessario
costruire strutture più consapevoli, capaci di programmare, coinvolgere persone e
mantenere vivo il legame con chi ha fatto parte del club. Anche Lorigiola ha richiamato
l’importanza della presenza degli ex giocatori nella vita societaria e la necessità di ripensare le
modalità di comunicazione e scouting alla luce dei cambiamenti sociali.
La
serata è proseguita con una lunga e partecipata sessione di domande dal
pubblico.
Nonostante l’ora, l’attenzione è rimasta alta: molti interventi dalla sala hanno aperto ulteriori spunti di confronto con Pacini, Mizzon, Lorigiola e Vancini, confermando il bisogno, da parte delle società, di occasioni concrete di ascolto e dialogo.
Proprio
Maurizio Vancini, in chiusura, ha sintetizzato il senso dell’incontro con
parole semplici e significative: “Stasera abbiamo fatto una cosa bella e
importante: siamo stati insieme e siamo tornati a parlare di rugby”.
Al
termine della serata, Bernardo Faletti ha omaggiato i relatori con la nuova
cravatta celebrativa del cinquantesimo anniversario del Rugby Rovato,
realizzata con il logo dedicato e l’indicazione 1976-2026. Un gesto simbolico, nel solco
della tradizione dei club di rugby, che ha accompagnato la chiusura istituzionale
dell’incontro.
La
serata si è poi conclusa nel modo più naturale per il mondo del rugby: con un
terzo
tempo fatto di dialoghi, sorrisi,
confronto informale e convivialità.
Per
il Rugby Rovato, l’appuntamento ha rappresentato un ulteriore tassello del
percorso del cinquantesimo anniversario: non soltanto memoria e
celebrazione, ma anche volonta’ di offrire al territorio momenti di contenuto, formazione e
partecipazione, mettendo il proprio percorso al servizio del movimento rugbistico più ampio.





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