giovedì 30 aprile 2026

RUGBYTOTALE & SOCIALE - EVENTO/ A Rovato sala gremita per il confronto sullo sviluppo dei club con i vertici F.I.R.


Rugby Rovato, sala gremita per il confronto sullo sviluppo dei club con i vertici tecnici FIR.










Nel percorso del cinquantesimo anniversario, una serata formativa dedicata al movimento rugbistico territoriale con Daniele Pacini, Matteo Mizzon, Fulvio Lorigiola e Maurizio Vancini.

Mercoledì 29 aprile, alla Club House dello Stadio Giulio e Silvio Pagani di Rovato, il Rugby Rovato ha ospitato una serata di confronto dedicata allo sviluppo dei club e al rugby di base, inserita nel percorso di eventi organizzati per celebrare il cinquantesimo anniversario della società.

                (Matteo Mizzon)

Non una serata celebrativa in senso stretto, ma un appuntamento formativo pensato per il movimento rugbistico del territorio: un’occasione per mettere a disposizione di dirigenti, tecnici, allenatori e appassionati alcuni tra i principali riferimenti tecnici e istituzionali della Federazione Italiana Rugby.









La sala della Club House era gremita, con una partecipazione qualificata da parte di persone provenienti dal mondo del rugby bresciano, bergamasco e lombardo. Presenti al tavolo Daniele Pacini, Responsabile Tecnico della Federazione Italiana Rugby, accompagnato da Matteo Mizzon, Responsabile sviluppo Area 2, area che comprende il Nord-Ovest italiano. La presenza istituzionale è stata garantita dall’avvocato Fulvio Lorigiola, consigliere nazionale FIR, e da Maurizio Vancini, presidente del Comitato Regionale Lombardo FIR. La serata è stata coordinata dal giornalista Gianluca Barca.

In sala anche Albertina Carrara, consigliere regionale FIR, e Luca Raza, vicepresiden dall’appuntamento anche all’interno del contesto federale regionale regionale FIR, a testimonianza dell’interesse suscitato.













(Daniele Pacini)


Ad aprire la serata è stato il vicepresidente del Rugby Rovato 1976, Bernardo Faletti, con un saluto introduttivo. Prima dell’avvio del confronto tecnico, spazio anche a un momento particolarmente sentito per la comunità rossoblù: Elvio Simionato, padre nobile del rugby a Rovato, primo allenatore e figura decisiva nella nascita dell’esperienza rugbistica rovatese, ha presentato un’opera dedicata al rugby, realizzata insieme ad altri artisti del gruppo Tornitori Franciacorta.

Il cuore dell’incontro è stato l’intervento di Daniele Pacini, che ha affrontato il tema dello sviluppo del club in una prospettiva ampia, non limitata alla sola dimensione tecnica o alla formazione degli allenatori. Pacini ha posto al centro il concetto di complessità: quella del rugby, quella delle relazioni, ma anche quella del contesto sociale in cui oggi bambini, ragazzi, famiglie e società sportive si muovono.

Uno dei passaggi più significativi ha riguardato il rapporto tra sport, giovani e trasformazioni sociali. Pacini ha richiamato l’attenzione sul ruolo crescente dei dispositivi digitali, sull’isolamento, sulla minore tolleranza all’errore e sulla difficoltà, sempre più diffusa, di costruire relazioni frontali e durature. In questo quadro, il club sportivo diventa un luogo educativo essenziale: non solo uno spazio in cui imparare a giocare, ma una comunità capace di rispondere a bisogni profondi di appartenenza, relazione e crescita.

Da qui il richiamo al ruolo delle famiglie, considerate alleate fondamentali nel percorso formativo dei ragazzi, e alla necessità per i club di lavorare non solo sui giocatori, ma sulle persone. Il successo di una società, è emerso nel corso dell’intervento, non si misura soltanto nei risultati sportivi, ma anche nella capacità di entrare in relazione con le famiglie, fidelizzare i ragazzi, trattenere nel tempo chi ha attraversato il club e costruire continuità tra generazioni diverse.

Pacini ha sottolineato anche l’importanza degli ex giocatori, dei volontari, dei dirigenti e di tutte quelle figure che, restando legate alla società, contribuiscono a trasmettere il valore della maglia e il senso di appartenenza. Un club, per definizione, ha l’obiettivo di durare: per farlo non può limitarsi a riproporre modelli del passato, ma deve saperli contestualizzare dentro i bisogni del presente.

Particolarmente significativo anche il passaggio dedicato agli sponsor e alle aziende, non visti soltanto come sostenitori economici, ma come possibili partner all’interno di una rete di relazioni, competenze e opportunità. In questa prospettiva, il club diventa un luogo capace di formare cittadini, creare legami e generare valore anche oltre il campo da gioco. Matteo Mizzon ha poi riportato il confronto su un piano operativo e territoriale, invitando le società a osservare con attenzione i propri percorsi interni: quanti ragazzi entrano nelle prime categorie, quanti proseguono, dove si registrano gli abbandoni, quali passaggi funzionano e quali possono essere migliorati. Il suo intervento ha ribadito il valore del club come “comunità educante” e ha richiamato l’importanza dei percorsi formativi messi a disposizione dalla Federazione per dirigenti, tecnici e figure operative delle società.

Mizzon ha ricordato come lo sviluppo di un club passi anche dalla capacità di valorizzare tutte le componenti del movimento: dal settore giovanile all’attività femminile, dal ruolo dei dirigenti a quello degli arbitri, dagli ex giocatori ai volontari e alle famiglie, solo per citare alcuni degli ambiti richiamati nel corso dell’incontro. Una rete di persone che, se formata e responsabilizzata, può contribuire concretamente alla crescita della società e del territorio in cui essa opera.

Nel confronto moderato da Gianluca Barca, Fulvio Lorigiola ha offerto una riflessione sul cambiamento delle società sportive italiane negli ultimi decenni, evidenziando come oggi non sia più possibile vivere “per inerzia”, ma sia necessario costruire strutture più consapevoli, capaci di programmare, coinvolgere persone e mantenere vivo il legame con chi ha fatto parte del club. Anche Lorigiola ha richiamato l’importanza della presenza degli ex giocatori nella vita societaria e la necessità di ripensare le modalità di comunicazione e scouting alla luce dei cambiamenti sociali.

La serata è proseguita con una lunga e partecipata sessione di domande dal pubblico.

Nonostante l’ora, l’attenzione è rimasta alta: molti interventi dalla sala hanno aperto ulteriori spunti di confronto con Pacini, Mizzon, Lorigiola e Vancini, confermando il bisogno, da parte delle società, di occasioni concrete di ascolto e dialogo.

Proprio Maurizio Vancini, in chiusura, ha sintetizzato il senso dell’incontro con parole  semplici e significative: “Stasera abbiamo fatto una cosa bella e importante: siamo stati insieme e siamo tornati a parlare di rugby”.

Al termine della serata, Bernardo Faletti ha omaggiato i relatori con la nuova cravatta celebrativa del cinquantesimo anniversario del Rugby Rovato, realizzata con il logo dedicato e l’indicazione 1976-2026. Un gesto simbolico, nel solco della tradizione dei club di rugby, che ha accompagnato la chiusura istituzionale dell’incontro.

La serata si è poi conclusa nel modo più naturale per il mondo del rugby: con un terzo tempo fatto di dialoghi, sorrisi, confronto informale e convivialità.

Per il Rugby Rovato, l’appuntamento ha rappresentato un ulteriore tassello del percorso del cinquantesimo anniversario: non soltanto memoria e celebrazione, ma anche volonta’ di offrire al territorio momenti di contenuto, formazione e partecipazione, mettendo il proprio percorso al servizio del movimento rugbistico più ampio.

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