2026/06/23

RUGBY PARTENOPE/ "Il richiamo della Sirena" del club napoletano!


Prosegue il viaggio de Il richiamo della Sirena, la rubrica della Partenope Rugby dedicata ai ragazzi cresciuti in biancoazzurro che hanno portato la propria passione oltre i confini di Napoli e dell’Italia.

Il terzo protagonista della nostra rubrica è Corrado Berti, classe 2000, cresciuto nel progetto scolastico che ha avvicinato tanti giovani del nostro territorio al Rugby. Dopo il percorso nelle Accademie Federali, l’esperienza alla Partenope Rugby e diverse avventure internazionali tra Nuova Zelanda e Portogallo, oggi veste la maglia del Santa Rosa Rugby Club, nella provincia di Córdoba, in Argentina.

Corrado, oggi giochi nel Santa Rosa Rugby Club in Argentina dopo aver recentemente concluso un’esperienza in Portogallo e aver vissuto anche il rugby neozelandese. Come sta andando questa nuova avventura e cosa ti hanno lasciato queste esperienze internazionali?

Oggi, grazie all’ospitalità di Marcos Reyna e della sua famiglia, sono qui in Argentina, nella provincia di Córdoba. Qui la comunità e il rugby sono molto intrecciati: il pueblo è piccolo, si conoscono praticamente tutti e, arrivando da un altro Paese, tra negozianti e ragazzi mi conoscono già come “l’italiano”.

Il rugby è uno sport particolare e ogni Paese ha le sue usanze. Ma in posti diversi del mondo la meta è sempre la stessa: sacrificio, sostegno e appartenenza.

Una cosa, per ora, è certa: il terzo tempo a Napoli è il migliore!

Come ti sei avvicinato al rugby e come sei entrato a far parte della famiglia Partenope Rugby?

Ho iniziato con un progetto scolastico alle medie. Grazie ai tutor Bruno Ciccarelli, Angelo Ditré e Rino Luongo che, prelevandoci dalle scuole, ci portavano a giocare sui campi della regione.

Quando poi entrai nella fascia Under 16 fui indirizzato alla Partenope per proseguire il mio percorso.

Ricordi chi sono stati i tuoi primi allenatori alla Partenope? Quali insegnamenti ti hanno trasmesso e quali porti ancora oggi con te, dentro e fuori dal campo?

I primi allenamenti erano con Tonino, Marcos e Max.

Sicuramente gli insegnamenti rugbistici che porto ancora con me sono quelli che servono più fuori che dentro al campo. Il coraggio di placcare qualcuno più grande di te e di sacrificarti per la squadra sapendo che loro lo faranno per te.

Tante cose, dette e ridette a un ragazzo che nel frattempo cresce, hanno poi contribuito a formare il carattere di chi sono oggi. E soprattutto, le amicizie fatte in questo lungo viaggio mi accompagnano e mi sostengono ancora, a distanza.

Hai giocato nella Partenope da grande protagonista. Che significato ha avuto per te indossare questa maglia e quali sono i ricordi più belli che conservi della tua esperienza in biancoazzurro?

La maglia è sempre in prestito. Ho semplicemente provato a fare ciò che altri avevano fatto prima di me.

La stima dei giocatori più grandi mi dava fiducia e gliene sarò sempre grato di questo.

Ciò che ricordo con più piacere è sicuramente aver vinto il campionato a 17 anni, ma anche aver avuto accanto i miei compagni delle giovanili, ritrovati poi in prima squadra, e insieme aver fatto parte di una famiglia che insieme è cresciuta.

Hai fatto le trafile giovanili nelle Accademie Federali zonali di categoria e sei sempre stato un prospetto di interesse nazionale. Quanto hanno inciso queste esperienze sul tuo percorso rugbistico e quanto ti hanno aiutato ad affrontare le sfide che hai incontrato successivamente, in Italia e all’estero?

Sicuramente è stato un capitolo importante, di crescita.

Ciò che più di tutto ha fatto la differenza è stato confrontarsi, essere aperti e, con umiltà, accettare il giudizio altrui per poter migliorare.

Porto con me l’insegnamento che bisogna darsi sempre tanti obiettivi e non tanto una sola grande meta, nel rugby come nella vita, per potersi sempre rialzare.

Nel corso della tua carriera hai avuto l’opportunità di confrontarti con culture rugbistiche molto diverse tra loro, dall’Italia alla Nuova Zelanda, passando per il Portogallo e oggi l’Argentina. Quali differenze hai riscontrato e cosa ti ha colpito maggiormente di queste realtà?

Si vive il rugby in modi diversi, dentro e fuori dal campo, però quando giochi non cambia tanto da dove vieni ma come puoi essere d’aiuto.

Ognuno ha le proprie tradizioni, cosa canti e come si mangia o le abitudini da spogliatoio.

Quello che in Argentina sto vedendo con piacere è la presenza dei veterani nel club: pur non facendo più parte della squadra, raccontano la storia del club semplicemente essendo lì.

In Nuova Zelanda hanno appesi al muro i nomi di tutti gli ex giocatori che hanno rappresentato qualcosa di importante, e questo trasmette un senso di responsabilità e appartenenza che non ha eguali.

Che consiglio daresti ai ragazzi della Partenope Rugby che oggi sognano di seguire un percorso simile al tuo, portando la propria passione per il rugby anche oltre i confini italiani?

Il consiglio che mi sento di dare a chi oggi gioca nella Partenope è di giocare ogni partita come fosse l’ultima, qualunque sia il colore della tua maglia.

Spesso si dice che a Napoli e al Sud il rugby non esiste, o che altrove sarebbe più facile. Ma qualcuno disposto a passarti una palla ovale lo trovi sempre, che sia nella tua città o da qualche altra parte nel mondo. La palla ovale te la passa solo un amico, quindi fai tesoro di tutte le amicizie che puoi fare su un rettangolo di gioco – compagno, allenatore o avversario. Perché se c’è qualcosa che ti resterà per sempre dentro sono tutti i momenti che passerai con loro, quindi goditeli. E se ne avrai bisogno, loro ti aiuteranno sempre in un modo o nell’altro e il tuo sogno diventerà poi il sogno di una squadra intera.

Il richiamo della Sirena

Dal progetto scuole ai campi della Nuova Zelanda, del Portogallo e oggi dell’Argentina. La storia di Corrado Berti dimostra come il rugby possa diventare un linguaggio universale capace di unire persone, culture e generazioni diverse.

Perché, ovunque ci si trovi, ciò che conta davvero resta sempre lo stesso: sacrificio, sostegno e senso di appartenenza.

Grazie Corrado, ad maiora semper con la Partenope da sempre e per sempre nel tuo cuore.

 

Nessun commento:

Posta un commento

RUGBYTOTALE & SOCIALE - EVENTO/ Il Sanremo Rugby e il progetto "Scuole in meta."

                                                SANREMO RUGBY Il Sanremo Rugby porta la palla ovale in classe: oltre 1.800 studenti coinvolt...