IL RICHIAMO DELLA SIRENA | Christian Esposito:
«Il rugby mi ha insegnato a sentirmi a casa ovunque»
Prosegue il
viaggio de Il richiamo della Sirena, la rubrica della Partenope
Rugby dedicata ai ragazzi cresciuti nel settore giovanile biancoazzurro ma che
hanno poi intrapreso percorsi sportivi e professionali lontani da Napoli,
portando con sé i valori e le esperienze maturate all’interno del club.
Il secondo
protagonista è Christian Mattia
Esposito, oggi in forza all’Unione
Rugby Firenze, con cui sta vivendo una nuova importante esperienza
rugbistica dopo il trasferimento avvenuto a Firenze per motivi lavorativi.
Christian,
oggi giochi nell’Unione Rugby Firenze. Come sta andando questa esperienza e
quando è iniziato il tuo percorso in questa nuova realtà?
L’esperienza all’Unione Rugby Firenze è stata super positiva fin dal primo
giorno. Il mio percorso è iniziato lo scorso settembre e, da allora, sono
davvero entusiasta della scelta che ho fatto. Mi ha permesso di crescere tanto
sia come giocatore che come persona, confrontandomi con un ambiente nuovo,
compagni diversi e nuove sfide.
Sei cresciuto nelle giovanili della Partenope Rugby. Come è iniziato il tuo percorso con i colori biancoazzurri?
Il mio percorso con i colori biancoazzurri è iniziato in Under 16, nel
momento in cui il progetto del Portici Rugby è confluito nella realtà della
Partenope. All’inizio era tutto nuovo, ma ci è voluto davvero poco per sentirmi
a casa.
Ho trovato un gruppo super accogliente, fatto di persone magnifiche che mi
hanno integrato fin da subito e con cui ho condiviso momenti che porto ancora
oggi con me. Oltre alla crescita sportiva, la Partenope mi ha lasciato
soprattutto legami e ricordi che vanno ben oltre il campo da rugby.
Ricordi chi è
stato il tuo primo allenatore alla Partenope? Che insegnamento ti ha lasciato
dentro e fuori dal campo?
I miei primi allenatori alla Partenope sono stati Antonio Siciliano e Marcos Reyna (foto), due persone che porto ancora oggi dentro di me e che hanno avuto un ruolo importante nella mia crescita.
Più che un singolo insegnamento tecnico, mi hanno trasmesso un modo di
affrontare la vita: lottare per ciò che si vuole davvero, difendere ciò che si
ama e avere il coraggio di andare fino in fondo alle proprie scelte, anche
quando non sono quelle più semplici. Sono valori che mi accompagnano ancora
oggi, dentro e fuori dal campo, e che cerco di mettere in pratica ogni giorno.
Qual è il
ricordo più bello che conservi degli anni trascorsi alla Partenope Rugby?
I ricordi belli sono davvero tanti. Dal 4º posto nel campionato Élite con
le giovanili, fino alla salvezza conquistata con tre giornate d’anticipo nella
stagione 2018/19: sono traguardi che hanno lasciato il segno e che porterò
sempre con me.
Ma ciò che custodisco più gelosamente non sono i risultati, bensì i legami
costruiti lungo il percorso. Le amicizie, i sacrifici condivisi, le gioie e le
delusioni vissute insieme hanno reso quegli anni speciali. È questo il
patrimonio più grande che la Partenope mi ha lasciato.
Il
trasferimento a Firenze è avvenuto per motivi lavorativi. Quanto è stato
impegnativo costruire una nuova quotidianità lontano da casa e senza rinunciare
al rugby?
Sicuramente non è stato semplice. Lasciare Napoli significa lasciare una
parte di sé, perché è una città che ti resta dentro e continua a chiamarti
anche quando sei lontano. Un po’ come il canto della sirena per Ulisse: puoi
allontanarti, ma il richiamo lo senti sempre.
All’inizio costruire una nuova quotidianità a Firenze è stato impegnativo,
tra lavoro, nuova città e nuovi punti di riferimento. In questo il rugby mi ha
aiutato tantissimo: è stato il primo luogo di confronto, condivisione e
conoscenza. Mi ha permesso di sentirmi parte di un gruppo e di ritrovare quella
familiarità che, quando ti trasferisci, inevitabilmente manca. Credo che il
rugby abbia reso questo percorso molto più semplice, perchè mi ha ricordato
che, pur cambiando città, certi valori e certi legami riescono sempre a farti
sentire a casa.
Quanto il
rugby ha influito nella tua formazione umana e professionale? Ci sono valori
appresi sul campo che oggi ti accompagnano nella vita e nel lavoro?
Il rugby ha avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione, sia come
persona che come professionista. È uno sport che ti insegna molto più di quello
che accade durante una partita: rispetto, sacrificio, disciplina e soprattutto
valore del gruppo.
Ho imparato che da soli si può arrivare fino a un certo punto, ma i risultati
più importanti si raggiungono insieme agli altri. È un principio che porto
anche nel lavoro, dove collaborazione, fiducia e confronto fanno spesso la
differenza.
Il rugby mi ha insegnato anche a gestire le difficoltà: rialzarsi dopo gli
errori, non cercare alibi e lavorare con costanza. Sono valori che mi
accompagnano ogni giorno.
Che consiglio
daresti ai ragazzi della Partenope che sognano di costruire il proprio futuro
senza abbandonare la loro passione per questo sport?
Consiglierei di affrontare il futuro come una partita di rugby: con
coraggio, determinazione e senza paura di mettersi alla prova. La vita può
portarti lontano da casa, ma è proprio lì che si cresce.
E soprattutto di non abbandonare mai questa passione. Il rugby resta un
punto di riferimento ovunque ti trovi. Tornare in campo, entrare negli
spogliatoi, finire un allenamento stanco ma soddisfatto: sono sensazioni che
non perdono mai valore.
Il richiamo
della Sirena
Ci sono
percorsi che cambiano direzione, ma senza mai perdere le proprie radici. La
storia di Christian ci racconta proprio questo: la capacità di adattarsi,
crescere e continuare a portare con sé ciò che si è imparato nel proprio club
di origine.
Perché nel
rugby, come nella vita, sentirsi a casa non è solo un luogo fisico: è un
insieme di valori che ti seguono ovunque.
Grazie
Christian per aver condiviso insieme a noi la tua storia. Ad maiora semper!




Nessun commento:
Posta un commento