2026/06/16

RUGBYTOTALE & SOCIALE - SPECIALE/ Prosegue la rubrica "Il richiamo della Sirena" della Partenope Napoli.


IL RICHIAMO DELLA SIRENA | Christian Esposito: «Il rugby mi ha insegnato a sentirmi a casa ovunque»

Prosegue il viaggio de Il richiamo della Sirena, la rubrica della Partenope Rugby dedicata ai ragazzi cresciuti nel settore giovanile biancoazzurro ma che hanno poi intrapreso percorsi sportivi e professionali lontani da Napoli, portando con sé i valori e le esperienze maturate all’interno del club.

Il secondo protagonista è Christian Mattia Esposito, oggi in forza all’Unione Rugby Firenze, con cui sta vivendo una nuova importante esperienza rugbistica dopo il trasferimento avvenuto a Firenze per motivi lavorativi.

Christian, oggi giochi nell’Unione Rugby Firenze. Come sta andando questa esperienza e quando è iniziato il tuo percorso in questa nuova realtà?

L’esperienza all’Unione Rugby Firenze è stata super positiva fin dal primo giorno. Il mio percorso è iniziato lo scorso settembre e, da allora, sono davvero entusiasta della scelta che ho fatto. Mi ha permesso di crescere tanto sia come giocatore che come persona, confrontandomi con un ambiente nuovo, compagni diversi e nuove sfide. 

Sei cresciuto nelle giovanili della Partenope Rugby. Come è iniziato il tuo percorso con i colori biancoazzurri?

Il mio percorso con i colori biancoazzurri è iniziato in Under 16, nel momento in cui il progetto del Portici Rugby è confluito nella realtà della Partenope. All’inizio era tutto nuovo, ma ci è voluto davvero poco per sentirmi a casa.

Ho trovato un gruppo super accogliente, fatto di persone magnifiche che mi hanno integrato fin da subito e con cui ho condiviso momenti che porto ancora oggi con me. Oltre alla crescita sportiva, la Partenope mi ha lasciato soprattutto legami e ricordi che vanno ben oltre il campo da rugby.

Ricordi chi è stato il tuo primo allenatore alla Partenope? Che insegnamento ti ha lasciato dentro e fuori dal campo?

I miei primi allenatori alla Partenope sono stati Antonio Siciliano e Marcos Reyna (foto), due persone che porto ancora oggi dentro di me e che hanno avuto un ruolo importante nella mia crescita.

Più che un singolo insegnamento tecnico, mi hanno trasmesso un modo di affrontare la vita: lottare per ciò che si vuole davvero, difendere ciò che si ama e avere il coraggio di andare fino in fondo alle proprie scelte, anche quando non sono quelle più semplici. Sono valori che mi accompagnano ancora oggi, dentro e fuori dal campo, e che cerco di mettere in pratica ogni giorno.

Qual è il ricordo più bello che conservi degli anni trascorsi alla Partenope Rugby?

I ricordi belli sono davvero tanti. Dal 4º posto nel campionato Élite con le giovanili, fino alla salvezza conquistata con tre giornate d’anticipo nella stagione 2018/19: sono traguardi che hanno lasciato il segno e che porterò sempre con me.

Ma ciò che custodisco più gelosamente non sono i risultati, bensì i legami costruiti lungo il percorso. Le amicizie, i sacrifici condivisi, le gioie e le delusioni vissute insieme hanno reso quegli anni speciali. È questo il patrimonio più grande che la Partenope mi ha lasciato.

Il trasferimento a Firenze è avvenuto per motivi lavorativi. Quanto è stato impegnativo costruire una nuova quotidianità lontano da casa e senza rinunciare al rugby?

Sicuramente non è stato semplice. Lasciare Napoli significa lasciare una parte di sé, perché è una città che ti resta dentro e continua a chiamarti anche quando sei lontano. Un po’ come il canto della sirena per Ulisse: puoi allontanarti, ma il richiamo lo senti sempre.

All’inizio costruire una nuova quotidianità a Firenze è stato impegnativo, tra lavoro, nuova città e nuovi punti di riferimento. In questo il rugby mi ha aiutato tantissimo: è stato il primo luogo di confronto, condivisione e conoscenza. Mi ha permesso di sentirmi parte di un gruppo e di ritrovare quella familiarità che, quando ti trasferisci, inevitabilmente manca. Credo che il rugby abbia reso questo percorso molto più semplice, perchè mi ha ricordato che, pur cambiando città, certi valori e certi legami riescono sempre a farti sentire a casa.

Quanto il rugby ha influito nella tua formazione umana e professionale? Ci sono valori appresi sul campo che oggi ti accompagnano nella vita e nel lavoro?

Il rugby ha avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione, sia come persona che come professionista. È uno sport che ti insegna molto più di quello che accade durante una partita: rispetto, sacrificio, disciplina e soprattutto valore del gruppo.

Ho imparato che da soli si può arrivare fino a un certo punto, ma i risultati più importanti si raggiungono insieme agli altri. È un principio che porto anche nel lavoro, dove collaborazione, fiducia e confronto fanno spesso la differenza.

Il rugby mi ha insegnato anche a gestire le difficoltà: rialzarsi dopo gli errori, non cercare alibi e lavorare con costanza. Sono valori che mi accompagnano ogni giorno.

Che consiglio daresti ai ragazzi della Partenope che sognano di costruire il proprio futuro senza abbandonare la loro passione per questo sport?

Consiglierei di affrontare il futuro come una partita di rugby: con coraggio, determinazione e senza paura di mettersi alla prova. La vita può portarti lontano da casa, ma è proprio lì che si cresce.

E soprattutto di non abbandonare mai questa passione. Il rugby resta un punto di riferimento ovunque ti trovi. Tornare in campo, entrare negli spogliatoi, finire un allenamento stanco ma soddisfatto: sono sensazioni che non perdono mai valore.

Il richiamo della Sirena

Ci sono percorsi che cambiano direzione, ma senza mai perdere le proprie radici. La storia di Christian ci racconta proprio questo: la capacità di adattarsi, crescere e continuare a portare con sé ciò che si è imparato nel proprio club di origine.

Perché nel rugby, come nella vita, sentirsi a casa non è solo un luogo fisico: è un insieme di valori che ti seguono ovunque.

Grazie Christian per aver condiviso insieme a noi la tua storia. Ad maiora semper!

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